Mondiali Sudafrica: Vuvuzelas, Jabulani e lo spettro di Mourinho
Siamo in inverno, pioggia e freddo per gradire. Però siamo anche in Africa, in Sudafrica, per l’esatezza, e quindi quando il sole fa capolino l’aria si riscalda quel tanto che basta per rimanere in maniche di camicia.
Uno degli elementi caratterizzanti di questo mondiale 2010 è il tempo meteorologico, bisogna sottolinearlo come fattore positivo e non, come ha commentato qualcuno(giornalisti infreddoliti), come una vera disdetta. I maggiori campionati di calcio europei si decidono quasi sempre tra gennaio e marzo. In Sudafrica per ora siamo a dicembre, ma tutto si decide a gennaio.
Senza dubbio questo mondiale sta regalando tanti spunti di colore, di folklore che solo questa terra martoriata e contraddittoria può donare. Delle vuvuzelas però, se ne sarebbe fatto volentieri a meno. Un sottofondo sonoro, talvolta assordante, che distrae calciatori, giornalisti e tifosi. A me non da fastidio, anche perché io le partite le guardo senza audio. Ma se si è arrivati già al punto che qualcuno (Maradona) degli addetti ai lavori le criminalizza imputando alle trombette il gol preso, qualcosa vorrà dire.
Lo Jabulani, questo sconosciuto. Dovrebbe essere un pallone hi-tech ma si sta rivelando un oggetto degno di una trasmissione di Piero Angela. Le alte sfere delle Fifa hanno deciso che il pallone dei mondiali doveva essere più veloce del 5-10 % e quindi hanno ricevuto (dietro lautissimo compenso) dall’Adidas questo oggetto misterioso.
Sicuramente il risultato è stato raggiunto, ma ad un prezzo forse troppo alto. Fino ad ora, statistiche alla mano, è il mondiale con la percentuale di passaggi riusciti più bassi.
Lo Jabulani ha un altro difetto, in altura diventa una specie di SuperTele (per chi non lo conosce, il Super Tele era un pallone economicissimo, leggero ed incontrollabile), riuscendo a mettere in difficoltà anche calciatori tecnicamente molto dotati.
Dunque, condizioni meteorologiche, vuvuzelas e Jabulani fino ad ora hanno condizionato questo colorato mondiale e presto, molto presto, potranno diventare alibi di fallimenti clamorosi, o forse no.
E ora passiamo all’analisi di quello che ho visto.
Nel titolo accennavo all’effetto Mourinho. In soldoni la squadra di club Campione d’Europa (l’Inter di Mourinho) ha ispirato moltissimi dei “selezionatori” delle squadre nazionali.
Ho seguito spesso l’Inter sin da quando è apparso in Italia lo Special One. Ebbene, il modulo adottato è stato per quasi tutto l’anno il 4-3-3, tanto caro al buon Zeman. In una partita, quella allo Stamford Bridge di Londra, contro il Chelsea di Ancelotti, lo Special One, nonostante la vittoria di San Siro, schierò una formazione con 3 attaccanti più il trequartista. Di fatto, però, due degli attaccanti giocarono sulla linea dei centrocampisti, retrocedendo spesso fino in difesa. Il modulo diede ragione al portoghese, tanto che da quel momento lo adottò come credo tattico.
Molti hanno però dimenticato che da quel momento l’Inter inizio a faticare in campionato.
In Europa però funzionava, anche troppo bene. Ne sa qualcosa il Barcellona stellare di Guardiola. Per non parlare poi del Bayern Monaco.
Ebbene, in qualche modo, quasi tutte le grandi squadre nazionali hanno seguito la moda Mourinho, proponendo formazioni con tanti giocatori aventi caratteristiche offensive. Finora però è stato un mezzo fallimento.
Già, perché il modello Inter funziona quando l’avversario si gioca la partita, quando ci sono gli spazi e si può ripartire in velocità. E questo era già stato evidente nel campionato italiano, dove alcune vittorie sono arrivate grazie alla caratura tecnica dei singoli più che dalla tattica.
Infatti, chi ha provato ad adottare il 4-2-3-1, di fronte ad un avversario che in fase di non possesso tende a schierare tutti i propri effettivi dietro la linea della palla, ha trovato grosse difficoltà, soprattutto in fase conclusiva.
Per un selezionatore o anche commissario tecnico è più semplice adottare questo modulo. Perfino Lippi, il Campione del Mondo, ha tentato, finora con scarsi risultati. Il Paraguay è stato un avversario ostico, ma se non fosse stato per un calcio d’angolo non avremmo visto un tiro nello specchio della porta. Nulla da dire sull’impegno e sulla volontà, ma non c’è stata una sola chiara e nitida occasione da gol. E poi, permettetemi di criticare Buffon. Resta il migliore o tra i migliori portieri al mondo, ma se non sta bene….. prende gol. Sul colpo di testa vincente del paraguaiano è rimasto immobile e nessuno ha avuto il coraggio di infierire, di fatto se fosse stato al 100% il suo colpo di reni avrebbe fatto la differenza, come in Germania.
Anche l’Argentina gioca con due mediani (Mascherano e Veron), però davanti ha un potenziale incredibile. Messi, Higuain, Tevez….senza contare quelli che restano fuori. Sulle fasce ha dimostrato un po’ di debolezza, soprattutto nella fase difensiva. Del resto Heinze è un centrale, mentre Gutierrez non è un fulmine di guerra. Contro la Nigeria ha segnato su un calcio d’angolo, mentre contro la Corea del Sud è stata straripante e convincente.
Della Germania, della solida Germania, tutti hanno profuso lodi dopo la goleada contro l’Australia. Poi la debacle contro la Serbia ha ridimensionato tutto. Ed invece io vado controcorrente, perché a me è piaciuta di più contro Stankovic e compagni. Contro un avversario di spessore, in dieci uomini, ha creato numerose occasioni da gol, sbagliando perfino un rigore. Insomma, a meno di contraccolpi psicologici per la sconfitta, resta una delle più accreditate squadre alla vittoria finale.
Il Brasile di Dunga, senza nasconderlo, adotta il 4-2-3-1. Contro la Corea del Nord, pur restando per i tre quarti della partita nella metà campo avversaria, pur facendo un possesso palla esagerato, è riuscito a passare grazie ad un invenzione di Maicon. Lo stesso giocatore che ha fatto le fortune di Mourinho. Niente 4-2 e fantasia, come il Milan Brazil di Leonardo. Manca all’appello Kakà, quello che dovrebbe ispirare il gioco offensivo. Nutro ancora qualche dubbio sull’effettiva forza del Brasile, soprattutto alla luce delle occasioni concesse agli sconosciuti nordcoreani.
Fabio Capello ha deciso di rifiutare di allenare l’Inter per continuare l’avventura di CT dell’Inghilterra. Non è detto che la scelta sia stata felice, sicuramente lo ha messo al riparo dalle già feroci critiche per le prestazioni dei figli d’Albione. Il 4-4-2 proposto dal tecnico friulano ha messo in evidenza lacune caratteriali e tecniche degli interpreti. Contro gli Stati Uniti la squadra si era espressa discretamente, creando alcune occasioni da gol, ma subendo anche molto e capitolando solo per un errore madornale di Green. Contro l’Algeria, invece, c’è stata una regressione che ha innanzitutto origini psicologiche. Se non gira Rooney la vedo dura, anche passare il turno.
Se c’è un allenatore che, sotto il profilo mediatico, riesce a stupire alla pari di Mourinho questi è Domenech. Ma se a Mourinho certe esternazioni gli sono concesse perché è un vincente, Domenech non può perché è stupido. Ha perso una finale mondiale pur avendo dominato almeno 90 minuti (e sfido chiunque a dire il contrario). La sua Francia è stata sbattuta fuori dagli Europei sempre dall’Italia, giocando una pessima partita. Ed infine è praticamente fuori dai mondiali sempre e solo per colpa sua. Dico questo perché non si possono convocare i calciatori in base al segno zodiacale. Perché non si può giocare un mondiale con due ali e nessun centravanti di ruolo, è tatticamente folle sperare di segnare su un’iniziativa dei singoli. Ci sono due ruoli che sono fondamentali in una squadra di calcio, uno è il portiere e l’altro è il centravanti. Ne aveva uno in panca (Henry) e due a casa (Trezeguet e Benzeema), ma si è visto solo Anelka, che ha giocato fuori ruolo.
Infine ha dimostrato di essere incapace anche sotto il profilo tattico, perchè di fronte ad una squadra velocissima come il Messico, non si può giocare con una difesa alta con due centrali difensivi come Gallas (33 anni ed in fase discendente) e Abidal (fuori ruolo).
La Spagna soffre della sindrome dell’Inghilterra. Ovvero, grandi gironi di qualificazione e pessime prestazioni mondiali. Con una differenza, che ha sempre giocato bene, nonostante tutto. E’ vero, ha steccato la prima partita. Ma siamo sicuri che sia davvero così? Di fronte c’era una squadra tosta come la Svizzera, qualificatasi al mondiale come prima del proprio girone che ha dimostrato di saper esprimere un buon calcio e di avere dei buoni calciatori, oltre che un tecnico di tutto rispetto come Hitzfield. A dirla tutta, la Spagna ha espresso un buon gioco, ma senza un centravanti di ruolo come Torres è dura. Infatti, quando è entrato “el nino” qualcosa è cambiato ma era già troppo tardi.
Infine, come ultima delle teste di serie, nonché pretendenti alla vittoria finale, c’è l’Olanda. Senza fare grandi cose e grazie ad un autogol, ha inflitto un rotondo 2 a 0 alla Danimarca. Risultato finale maturato solo nel secondo tempo, dopo un primo tempo dominato dai danesi.
Argentina e Maradona (leggi Veron) a parte, insomma, tutte le favorite alla vittoria finale non hanno ancora dimostrato di essere al massimo. E questo è un dato di fatto. Certo, chi aspira ad arrivare sino in fondo, probabilmente avrà impostato la preparazione fisica in maniera diversa da chi aspira a passare semplicemente il turno o a fare bella figura. Credo che anche i calendari dei gironi abbiano influito, perché osservando la classifica Fifa si può notare che solo Germania e Brasile hanno avuto un esordio soft, tutte le altre hanno incontrato squadre che aspirano al passaggio del turno. E anche questo particolare non è stato notato dalle centinaia di giornalisti che seguono i mondiali.
Le sorprese finora ci sono state, ma Messico a parte, rappresentano episodi non determinanti. A questa analisi manca ovviamente un accenno alle squadre che possono rivelarsi delle grandi sorprese. Costa d’Avorio e Portogallo sono in un gruppo di ferro col Brasile, hanno dimostrato di essere squadre complete e ben organizzate, chi delle due passerà il turno con i verdeoro, avrà buone possibilità di andare avanti. Il Cile è la squadra che mi ha impressionato di più, ma di fronte all’Honduras non poteva essere diversamente. Messico e Uruguay hanno dimostrato di essere delle buone squadre, ma mentre i messicani rischiano anche troppo, gli Uruguagi esprimono un gioco più attento. Una delle due arriverà ai quarti. Attenzione alla Serbia, che dopo la vittoria contro la Germania, potrebbe addirittura puntare a vincere il gruppo.
Ora che alcuni dei pronostici sono stati sovvertiti, appare evidente che l’Italia di Lippi non è poi messa così male. Già domenica pomeriggio sapremo. Da una proiezione ipotetica, passare per primi il girone, permetterebbe di incontrare Danimarca o Camerun agli ottavi, Svizzera o Portogallo ai quarti. Ma queste sono solo ipotesi. Ora conta vincere sempre, non importa come.




























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