Pagelle Squadre Serie A – Stagione 2010-2011

Pubblicato da mercoledì 01 giu 2011

Milan: voto 10. Acquista Mister Scudetto (Ibrahimovic) e vince. E’ tornata la MILANO ROSSONERA dopo 4 anni di strapotere Inter (da non considerare lo scudetto di cartone) . La sicurezza tra i pali di Abbiati , la definitiva consacrazione di  Thiago Silva (tra i più forti difensori del mondo), il lavoro ordinario e puntuale di Nesta,  qualità e quantità di Willy Wonka (Seedorf) , la fantasia di Robinho, l’esperienza e la cattiveria di Van Bommel, i guizzi del Papero. In Champions finisce troppo presto, ma è la squadra più forte in  Italia, lo dimostra,  prende la testa della classifica all’11esima giornata e vince meritamente lo scudetto. Miglior difesa (24 gol subiti), maggior numero di vittorie (24), minor numero di sconfitte (4). Ripetersi è difficile, ma sicuramente sarà la squadra da battere anche per il prossimo anno.  “Buona la prima” di Allegri.

Napoli: voto 9 Pochissimi avrebbero scommesso un euro sullo straordinario campionato del Napoli. Fino a poche settimane fa i tifosi sognavano  lo scudetto che manca dalla stagione 1989-90,  ma guadagnarsi l’accesso diretto alla Champions non è cosa da poco. Fortino tra le mura amiche del San Paolo (solo 3 sconfitte), pubblico ineguagliabile, capitan Cannavaro (un vero leader in campo),  la velocità e la fantasia di Lavezzi (12 assist) , gli inserimenti puntuali di Hamsik, le sortite offensive di Maggio e infine il GOLEADOR CAVANI, 26 gol (5 di rigore), tecnica, potenza, senso del gol, tutto. Altro miracolo di Mazzarri (dopo la salvezza incredibile della Reggina). Con qualche ricambio in più se la sarebbe giocata fino all’ultima giornata. Come direbbero i napoletani: “Miracolo di  San Gennaro”
Udinese: voto 9  Falsa partenza, 4 partite e 4 sconfitte , 0 punti . Stesso allenatore, stessa squadra. Ultima giornata: Udinese quarta e preliminari di Champions. Miracolo??? Forse si. E’ la dimostrazione che non sempre cambiare allenatore in corsa è la migliore soluzione.  Lunga ascesa iniziata con la vittoria sul Cesena e da lì spettacolo, gol, fantasia, corsa, sacrificio, perfino uno 0-7 sul Palermo che resterà nella storia. Gioca il miglior calcio, da molti definita “Il Barça italiano”,  Champions direi abbondantemente meritata. Il pararigori Handanovic, le geometrie dello svizzero Inler, le falcate prepotenti di Isla ed Armero, i gol la fantasia e le giocate di “El Nino Maravilla” e del capocannoniere Totò di Natale. L’Udinese, la macchina perfetta, con l’uomo perfetto, Guidolin,  in sella alla sua bicicletta, primo al traguardo sulle Montagne della “Serie A”.

Inter: voto 8.5 Lo Special One lascia un’eredità molto pesante: il “Triplete”. Tutto molto difficile da ripetere. Il dopo Mourinho si chiama Rafa Benitez, a lui Moratti affida la squadra per continuare il lavoro iniziato da Mancini e Mou. Le difficoltà non mancano, giocatori stanchi dalle fatiche del mondiale sudafricano e dallo strepitoso iter dell’anno scorso. Il bel gioco latita, arriva la Supercoppa Italiana, persa la Supercoppa Europea, l’Inter fatica a trovare un’identità. Risultato 15 partite, 23 punti, -13 dai cugini rossoneri. Arriva l’esonero di Benitez, non prima di aver vinto il Mondiale per Club contro i più “quotati” avversari del Mazembe. Al suo posto Moratti chiama Leonardo. Ed è subito amore. Arrivano i rinforzi (mai arrivati con Benitez) nei nomi di  Ranocchia, Nagatomo, Pazzini, Kharja. La squadra sembra rivitalizzata, motivata verso la rincorsa scudetto. Inizia un filotto di risultati utili consecutivi, una grande rimonta dei nerazzurri, che si conclude con  2 lunghezze di distacco dal Milan, prima del Derby. Ed è qui che l’Inter perde tutto, mancanza di lucidità, stanchezza fisica e mentale, scelte sbagliate e meriti altrui. Secca sconfitta  3-0 nel derby, capitombolo 4 giorni dopo nell’andata dei quarti di Champions, un incredibile 2-5 interno con lo Schalke 04, e successiva eliminazione la settimana seguente dopo il 2-1 a favore di tedeschi. Un secondo posto in campionato e una finale di Coppa Italia quasi a salvare la stagione. Sono mancati  principalmente Sneijder, il bomber Milito (infortuni e scarsa condizione) e  Maicon, la brutta copia di quello visto l’anno scorso. Tra i migliori il capitano Zanetti , il giovane Ranocchia, il piccolo “fuggi fuggi” Nagatomo, il “pazzo” Pazzini e Samuel Etoo: il trascinatore, il goleador, l’uomo in più,  attorno a cui l’Inter si dovrà riorganizzare  e soprattutto dovrà rinforzare la squadra per il prossimo campionato che, a meno di sorprese, si giocherà sulle sponde del Naviglio.

Lazio: voto 8 Per le “aquile” laziali un quinto posto (Europa League) più che meritato,  ad un passo dal sogno Champions. Squadra solida, completa. Parte forte, capolista solitaria dalla 6^ giornata alla 10^, capace di fermare per ben 2 volte i futuri campioni d’Italia. Perde entrambi i Derby , mai costante, troppo spesso altalenante. Le giocate , la fantasia del Profeta Hernanes, vero talento del calcio brasiliano, miglior realizzatore con 11 gol, gli assist di Mauri e Ledesma, la solidità difensiva di Dias e compagni (terza miglior difesa del campionato). Sicuramente una delle più belle stagioni per la squadra del presidente Lotito, dopo  il terzo posto conquistato nella stagione 2006/2007; era l’Italia campione del mondo, l’Italia post-Calciopoli, il primo campionato senza la Juve, priva della Vecchia Signora… tutta un’altra cosa.

Palermo: voto 7.5 Il Presidente.  Caccia Delio Rossi alla 28esima, chiama Serse Cosmi esonerato 4 giornate dopo, richiama Delio Rossi.  Perfetto stile Zamparini. Guai se non fosse così. Genio e sregolatezza. Calorosa la gente, caloroso il tifo del Barbera. L’impronta è firmata Delio Rossi, la squadra è priva di Kjaer e di Cavani, due elementi importanti, ma la stagione 2010/2011 è una stagione da ricordare per il Palermo. La definitiva consacrazione di Pastore, il talento argentino miglior realizzatore con 11 gol, che lo annovera tra i più promettenti trequartisti del mondo ,  la scoperta dei due giovani sloveni Ilicic e Bacinovic, il senso del gol di Pinilla (8 reti), l’esplosione definitiva del giovane Sirigu, ma soprattutto la conferma dei “vecchi”, Cassani e Balzaretti, Bovo, il Romario del Salento (Miccoli), l’onnipresente Nocerino, la generosità di Migliaccio. E poi….Terza finale di Coppa Italia, conquistata meritatamente battendo i neo campioni d’Italia in un Barbera infuocato e pieno in ogni ordine di posto. Non resta che sognare, lo meritano i giocatori, la squadra, il presidente, i tifosi ,la città, la Sicilia.

Catania: voto 7 Gli etnei raggiungono per il terzo anno consecutivo una salvezza tranquilla. Record di punti in serie A (46), abbattuto il record di Mihaijlovic della stagione precedente (45) e di Zenga di due stagioni fa (43). Il duo Pulvirenti – Lo Monaco funziona, frutto anche della colonia argentina che comprende buona parte della rosa. Si parte con Giampaolo che chiude il girone di andata con 3 punti di vantaggio sulla terz’ultima. Avvicendamento di panchina e guida tecnica affidata a Simeone , volto noto del nostro calcio. Arrivano Barrientos (Saint. Etienne), Schelotto (Atalanta) e Lodi ( Frosinone) .L’inizio non è dei migliori, ma la squadra c’è. È viva, risponde agli stimoli del proprio allenatore. La maggior parte dei punti sono conquisati al Massimino. Cuore, grinta, muscoli che vengono fuori soprattutto in un Catania-Lecce 3-2, con gli etnei che vincono negli ultimi dieci minuti con la doppietta del neo-entrato Lodi, e nella vittoria esterna (la prima) a Brescia dove raggiungono la matematica salvezza con 2 giornate d’anticipo. Deludono  Mascara (1 sol gol e il trasferimento a Napoli), Morimoto (1 gol). Tra i migliori Lodi ( 4 gol e fantasia), Gomez (tecnica e rapidità: 4 gol),  Bergessio (5 gol ) e Maxi Lopez (8 gol) punta di diamante di questa squadra. Salvezza meritata ampiamente, il  premio migliore per la calorosa città che sorge alle pendici dell’Etna.

Bologna: voto 6.5 Bologna vuol dire Marco Di Vaio. Il simbolo, l’uomo, il campione, il capitano, il goleador. Il 35enne romano non smette di stupire. 19 gol, 2 assist. Più della metà dei gol fatti dal Bologna nell’intera stagione (35).  Con le sue prodezze conquista 21 punti da solo, la metà dei 42 totali del Bologna a fine campionato. Più forte delle vicende societarie, dei continui cambi di proprietà, dei punti di penalizzazione. Eppure la stagione dei felsinei parte con l’esonero di Colomba e la chiamata di Malesani. Le vicende societarie non influiscono sul rendimento della squadra e dei giocatori, che rimangono concentrati nelle prestazioni e lontano dalle sirene esterne. Girone di andata chiuso con 24 punti, +6 sulla terzultima, mai seriamente in pericolo. Piccolo rilassamento nel finale di stagione quando ormai la salvezza è ad un passo. Tra i migliori il giovane Viviano ( portiere di belle speranze), Ramirez (4 gol) e Gimenez (3 gol). Peggiori direi nessuno o quasi. Tutti hanno dato il massimo, concentrati fino alla fine con il gruppo sempre attorno a Malesani. All’ombra delle due Torri, i tifosi vogliono un futuro e tante certezze, la società deve garantire la stabilità economica  di un progetto a lungo termine, anche perché Di Vaio non è eterno.

Chievo: voto 6.5 Il Chievo dei “miracoli” o la “favola” Chievo è ormai una realtà. Dopo la retrocessione nel 2007, è la terza stagione consecutiva in serie A. Low budget,  deficit ridotto, buona gestione ma soprattutto buon calcio. Un vero modello. Salvezza tranquilla, mai il rischio virtuale della serie B. Allenatore Stefano Pioli. Squadra pressoché uguale. Pochi inserimenti: Constant, Moscardelli, Fernandes. Dopo 2 giornate da solo è in testa al campionato, frutto delle vittorie su Catania e Genoa. Il sogno svanisce subito. Girone d’andata chiuso con 22 punti, lontano dalla bagarre salvezza. Finale di stagione tranquillo, con la salvezza ottenuta sul campo della Juve a 2 giornate dal termine e il 13esimo posto conclusivo con 46 punti. Una realtà, quella dei clivensi, che può contare sulle parate di Sorrentino, sulla solidità difensiva dei vari Cesar, Andreolli, Mantovani (40 gol subiti, 4^ miglior difesa del campionato), sulla quantità e qualità di Fernandes, Bogliacino, Marcolini, Constant e sulla capacità realizzativa di Moscardelli (6 gol) e del capitano goleador Sergio Pellissier (10 gol). La favola Chievo continua. Un meritato applauso al presidente Campedelli, capace di costruire una squadra solida,  modello di lealtà sportiva, a dimostrazione che i soldi non sempre contano e che nel calcio ci sono valori più alti.

Parma: voto 6.5 I ducali raggiungono la salvezza , complice un finale di stagione fantastico. Un passo indietro e lontanissimi dall’ottavo posto di un anno fa con 52 punti conquisati. I crociati iniziano la stagione agli ordini di Pasquale Marino. Innesti importanti per ripetere quanto di buono fatto lo scorso campionato: Giovinco, Boijnov, Dzemaili, Dellafiore, Amauri (mercato di gennaio). Gli emiliani partono bene , ma ben presto la strada si fa dura. Girone d’andata chiuso a 22 punti. Nel girone di ritorno le cose cambiano. La squadra perde lucidità, le sconfitte interne con Lecce e Bari (dirette concorrenti per la salvezza) la proiettano nei bassifondi della classifica. Esonerato Marino, al suo posto Colomba. La squadra si rivitalizza, tre vittorie consecutive importanti con Inter, Udinese e Palermo. Un rinato Amauri e un super Giovinco permettono al Parma di raggiungere la salvezza matematica con due giornate di anticipo nel derby emiliano con il Bologna. Tra i migliori: Giovinco (7 gol), capitan Morrone (vero leader ), Amauri (7 reti) e Crespo (9 gol) . Molto bravo Colomba, che ha saputo dare la giusta mentalità ad una squadra ormai in balìa di se stessa e portarla ad una salvezza voluta più che meritata.

Genoa:  voto 6 I genoani  sono forse più contenti per la retrocessione dei cugini doriani, che per i meriti personali. Per il Genoa cambia poco o nulla. 51 punti come un anno fa, nono posto a pari merito con la Fiorentina. Stagione tranquilla , sorniona, solo due gli avvenimenti principali: l’esonero di Gasperini con la panchina affidata a Mister Ballardini e la vittoria nel derby di ritorno della Lanterna che condanna virtualmente i cugini in serie B. Mercato di valore : Eduardo, Rafinha, Veloso, Toni, Boateng (ceduto al Milan in comproprietà),  Destro, Ranocchia. La stagione inizia con la vittoria ad Udine firmata Mesto, ed un girone di andata chiuso a 23 punti. Gennaio con il botto: via Toni, Ranocchia, Kharja, Palladino, Sculli, Modesto; arrivano Paloschi, Floro Flores, Antonelli, Kucka. Il campionato prosegue con vittorie di prestigio su Roma e Palermo, e un finale di stagione privo di obiettivi. Tra i peggiori: Eduardo (troppe responsabilità) e Veloso (ci si aspettava di più). I migliori: Ranocchia, Criscito, Kucka,  Palacio (9 gol), Floro Flores (13 gol). Un Genoa in continua evoluzione, ma le basi ci sono per puntare a qualcosa di  più.

Cesena: voto 6 Dopo 16 anni di assenza il Cesena torna in serie A. Pochi avrebbero scommesso sulla salvezza dei romagnoli. Squadra affidata a Ficcadenti (una sola esperienza in A con la Reggina), tante variabili ed un pubblico che finalmente calca il palcoscenico della massima divisione. Mercato: arrivano giocatori di esperienza (Appiah, Caserta,  Bogdani, Budan, Jimenez) e giovani : Nagatomo, Malonga, Schelotto. L’inizio di stagione è folgorante. Pareggio a Roma (super Antonioli), e vittorie interne con Milan e Lecce. Terza  giornata , primi insieme all’Inter. Il pubblico del Manuzzi è in estasi, ma ben presto il Cesena torna fra i viventi. Girone di andata chiuso a 19 punti, +1 dalla terz’ultima. Nel girone di ritorno da registrare la rimonta di Palermo, le vittorie importanti su Samp, Bologna, Cagliari e Brescia, che gli valgono la permanenza in Serie A. I migliori: Giaccherini (7 gol) e Parolo (5 gol) molto interessanti, Jimenez (9 gol) , Nagatomo, Bogdani (8 gol), e sicuramente Antonioli, il più vecchio italiano in attività tra i professionisti, il quale nonostante i suoi 41 anni ha contribuito indubbiamente alla salvezza del Cesena.

Lecce: voto 6 Il Salento in festa, Miccoli (leccese doc) che sprona i compagni a battere la Samp, Semeraro che esulta al triplice fischio.  La “piccola Firenze” resta in serie A. Una salvezza conquistata con sacrificio, fortemente voluta da tutti, giocatori, squadra, tifosi. Gigi De Canio dopo la promozione, è confermato a guidare la squadra leccese per il ritorno in Serie A. Arrivano Jeda, Piatti, Olivera, la conferma di Di Michele, il ritorno di Chevanton svincolato dal Siviglia. L’inizio è costellato da alti e bassi. Il girone di andata è chiuso con 18 punti e la virtuale retrocessione in serie B. Ma nel girone di ritorno la squadra gira meglio, il pareggio interno con il Milan e le 2 vittorie su Juve ed Udinese per 2-0, lasciano qualche speranza. La partita più importante si gioca al Ferraris, vittoria per 2-1 contro la Samp e sorpasso in classifica. Lecce virtualmente salvo e padrone del proprio destino. Tra i migliori: Di Michele (8 gol), Jeda (5 gol), Corvia (6 gol) e il giovane talento classe ’91 Bertolacci, autore di 3 gol. Il destino vuole che il Lecce raggiunga la matematica salvezza espugnando il San Nicola per 2-0,  proprio sul campo dei rivali storici del Bari, già retrocessi.

Roma: voto 5.5 “Roma Capoccia” recitava il titolo di una canzone di Antonello Venditti. Roma padrona della Serie A, vincere lo Scudetto oppure ottenere un posto Champions erano le aspettative. Obiettivo fallito. La squadra arriva ad una sudata sufficienza, merito per aver raggiunto almeno l’Europa League. A Trigoria non si aspettavano un campionato del genere, ultimo della gestione Sensi. È solo la parente povera di quella vista l’anno scorso, capace di lottare fino all’ultima giornata contro l’armata Inter. La squadra è la stessa, pochi gli inserimenti Simplicio, “Adriano”, Borriello. Vince entrambi i derby, ma non basta. Esonerato Ranieri, squadra affidata a Montella, a cui si chiede il miracolo che non arriva. Fra i peggiori De Rossi, Menez (si aspetta il salto di qualità) e Adriano (solo 5 presenze).Tra i migliori Borriello (11 gol) , Vucinic (10 gol) e la vera anima di questa squadra,  capitan Totti (15 gol) ed il record personale di 207 reti in Campionato (5° nella classifica  marcature  di tutti i tempi, 3° tra i bomber italiani di sempre, 1° tra i giocatori ancora in attività). La “magica “ ripartirà dal Capitano,  non resta che aspettare, l’arduo compito spetta all’imprenditore italo-americano Di Benedetto e il ds Sabatini per ricostruire la nuova Roma.

Cagliari: voto 5.5 Il Cagliari dopo il finale concitato dell’anno scorso riparte da Pierpaolo Bisoli (bandiera rossoblù). Squadra chiamata ad ottenere una buona posizione di classifica e possibilmente un ingresso in Europa. Pochi acquisti: Nainggolan, Ariaudo, Pinardi, Acquafresca e Agazzi (subito titolare dopo le vicende Cellino-Marchetti). Per il Cagliari inizio di stagione positivo. Due sconfitte consecutive interne con Napoli e Genoa scatenano l’ira di Cellino, il quale esonera Bisoli che viene sostituito da Roberto Donadoni. Subito vittoria a Brescia e girone di andata chiuso con 23 punti, ben lontano dalla retrocessione. Il girone di ritorno è caratterizzato dalla cessione di Matri alla Juve che si congeda con una doppietta al Bari. Rabbia dei tifosi isolani scatenati  contro Cellino. Il Cagliari appoggiandosi ai gol di Cossu e Acquafresca, chiude il campionato con 46 punti. Tra i migliori: Cossu ( assist-man del campionato, 13), Matri (11 gol), Acquafresca (8) , Nenè (6), il giovane Ragatzu e il capitano Conti. Per il Cagliari un’altra stagione tranquilla, forse un po’ arrendevole nel finale. Chissà cosa sarebbe successo se Matri fosse rimasto…

Fiorentina: voto 5.5 Il dopo Prandelli è la conferma di una Fiorentina lontana dalle aspettative dei Della Valle e Corvino. Complice la grave assenza di Jovetic per tutta la stagione?? Pochi innesti di rilievo, D’Agostino, Cerci, Babacar, Behrami (mercato invernale). La squadra è la stessa.  Poche presenze di Frey (9) per un grave infortunio, Mutu squalificato fino ad ottobre incide poco (4 gol),  Gilardino (12 gol) non basta, Montolivo non dà la giusta qualità e quantità alla squadra     (probabile un trasferimento a fine stagione). Tra i migliori Vargas e il suo sinistro vellutato, Cerci (7 gol nel finale di stagione) che rivalutano in meglio le sue prestazioni, D’Agostino (5 gol e metà campionato disputato) e il giovane Camporese, gioiellino del Franchi, media oltre il 6, 1 gol in 8 presenze , e un futuro roseo. Una Fiorentina senza identità, in sordina  che raggiunge un nono posto a pari merito con il Genoa senza gioie e dolori.  Firenze è una piazza esigente, difficile cancellare quanto fatto da Prandelli. A Mihaijlovic il compito di riportare la “viola” ai vertici del calcio italiano.

Brescia: voto 4.5 Le rondinelle ritornano nel calcio che conta a distanza di 5 anni dall’ultima presenza. Purtroppo dura poco, soltanto un anno. Brescia penultimo in classifica e retrocesso. Eppure la squadra del presidente Corioni e di Mister Iachini si rafforza. Arrivano Sereni, Zebina, Konè,  Eder (capocannoniere della serie B) e il gioiello Diamanti (dal West Ham). Buon inizio di campionato frutto di 3 vittorie consecutive nelle prime 4 partite. Ma ben presto le prestazioni calano. Il girone d’andata è chiuso con 15 punti , penultimo in classifica e lo spettro della retrocessione. Alla 16esima l’esonero dell’allenatore, la chiamata di Mario Beretta e la successiva richiamata di Iachini. Ma non basta. Il pareggio di Genova con la Samp, quando la vittoria sembrava assicurata e la sconfitta interna con il Catania condannano il Brescia alla retrocessione. Tutti sotto la sufficienza. Pochi da salvare. Diamanti (6 gol) troppo discontinuo e mai in grado di prendere le redini della squadra,  Eder ( 6 gol, ci si aspettava di più) e Caracciolo (12 gol). I gol dell’Airone  non sono bastati, di sicuro l’ultimo ad affondare con tutta la barca.

Bari: voto 4 Da squadra rivelazione nella stagione precedente con un meritato decimo posto a cenerentola del campionato. Le cessioni di Bonucci e Ranocchia, i continui problemi di Barreto uomo-leader ( per lui solo 4 gol ) , campagna acquisti mediocre, effettuata forse sulle ali dell’entusiasmo della stagione precedente, scarsa vena realizzativa (solo 27 gol , peggior attacco del campionato), si capisce subito che la lotta per la salvezza sarà difficilissima. A nulla vale il cambio di panchina con l’ingresso di Bortolo Mutti, il Bari retrocede nella serie cadetta dopo soltanto un anno di serie A. Tra i pochi a salvarsi , il portiere-capitano Gillet, l’unico con la media sopra il 6,  e il difensore Andrea Masiello. L’ultima partita del campionato del Bari si chiude con un 0-4 sul campo del Bologna, con tripletta all’esordio da titolare del giovane Grandolfo (classe ’92) un talento da seguire attentamente, l’unica nota positiva di un campionato davvero disastroso.

Sampdoria: voto 3 Delusione, rabbia, incredulità, colpe, l’altra faccia della medaglia.  La Genova blucerchiata dopo 8 stagioni nella massima serie subisce l’umiliazione della retrocessione. In una sola stagione, dai preliminari di Champions alla serie B. Tutto inizia al minuto 93 con la marcatura di Rosenberg il quale realizza con un diagonale perfetto. Il sogno sta per sfumare. Supplementari e Pizarro chiude i conti. Finale 3-2 e Samp fuori dalla Champions. Il campionato inizia abbastanza bene, 26 punti nel girone d’andata, pareggi con Milan ed Inter. Tutto sembra andare bene, ma la lite Cassano – Garrone con conseguente rescissione del contratto, la cessione di Pazzini nel mercato di gennaio, la mancanza dei sostituti all’altezza dei “gemelli del gol”, getta la Samp nei bassifondi della classifica. Solo 10 punti nel girone di ritorno e serie B. Garrone ammette le proprie colpe, troppo facile parlare adesso, troppi errori. L’emblema della Samp:  il pianto a fine partita di capitan Palombo, l’unico a salvarsi, l’unico perdonato dai tifosi, l’unico escluso dai fischi e dagli  insulti. Una retrocessione guarda caso per mano del Palermo, l’ anno precedente la vittima più illustre della qualificazione della Samp  all’Europa che conta…strano  scherzo del destino.

Juventus: voto 5 E “dulcis in fundo” la Juve. La Vecchia Signora era all’ennesimo verdetto, alla prova del 9, all’esame di maturità. Bocciata, o meglio, rimandata a settembre. Il voto è una media tra il 7 dell’inizio di stagione ( 13 risultati utili consecutivi, miglior serie del campionato a pari merito con l’Udinese) e il 3 della seconda metà del Campionato. Tutto nuovo. Andrea Agnelli presidente, ds Marotta, all. Del Neri. Progetto poco chiaro. I vari Martinez (12 milioni, sono troppi), Motta (chi??), Bonucci (non ha dimostrato il suo valore), Traorè (giovane in prestito dall’Arsenal), giocatori non da Juve. In mezzo giocatori come Grygera, Salihamidzic, Grosso, Melo, Iaquinta, Amauri, Pepe. Troppo poco per tornare al vertice.  Ottimi gli innesti di Quagliarella (il suo grave infortunio coincide con il declino Juve), Krasic ( 15 milioni ben spesi, vistoso calo fisico), Aquilani (probabile ritorno ai Reds)  e gli acquisti invernali di Barzagli (500mila euro),  Toni (parametro zero) e Matri (18 milioni) per sopperire le lacune offensive. Prima parte di stagione ottima, la vittoria a San Siro con il Milan, 31 punti, zona Champions nel mirino. Seconda metà disastrosa, gennaio nero, la squadra non c’è, lenta, impacciata, priva di gioco, di stimoli. Spuntano segnali di crescita con la vittoria sull’Inter, ma una rondine non fa primavera.  Tre sconfitte consecutive (Lecce, Bologna, Milan), zona Champions sempre più lontana. Due volte rimontata con Catania e Chievo, sconfitta con il Parma (già salvo) tolgono pure l’Europa League. Pochi da salvare, Quagliarella (9 gol), capitan Del Piero (8 gol), Matri (9 gol), Marchisio. Tutti gli altri sotto la sufficienza, compresi Buffon e Chiellini. La prossima sarà una stagione importante, forse l’ultimo grande treno. Il nuovo stadio c’è, forse l’ultima di Del Piero. Si riparte probabilmente da Conte (leader anche da giocatore) , sicuri Pirlo e Ziegler. Si parla di Benzema, Aguero, Ribery. Ma il mondo juventino, i 14 milioni di tifosi, rivogliono Madama, la Vecchia Signora, la “Signora Omicidi” sul tetto d’Italia. Non si può più sbagliare. Dove è finito l’inconfondibile stile  Juve?  Il valore della maglia?  “Vinca la juve o vinca il migliore?” Il compianto Avv. Giovanni Agnelli avrebbe risposto : “sono fortunato, spesso le 2 cose coincidono”.

di  Francesco Greco

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