A chi interessa la Nazionale?
Durante l’estate il tifoso medio di calcio, che in quanto tale è, chi più chi meno, un vero e proprio drogato di questo bellissimo sport, è in piena crisi di astinenza, si perchè il campionato è finito da almeno 1 mese e mezzo, e le domeniche paiono vuote, si cerca di fare altro, di andare al mare, di uscire con la fidanzata che in questi periodi si sente al centro dell’attenzione come non mai.
Insomma il calcio in vacanza svuota la settimana di molti uomini grandi e piccini, e anche qualche donna a onor del vero, ma ecco finalmente che con la fine delle vacanze estive, verso gli ultimi di agosto ricomincia il campionato, i tifosi dopo un’estate passata a seguire il calciomercato, che in Italia in questi anni è diventato sicuramente più noioso che altrove, possono ritornare a tifare i propri colori, a criticare le squadre avversarie e perché no a sfottere gli altri tifosi, in fin dei conti il bello del calcio è proprio questo, godere delle disgrazie altrui è talvolta una cosa molto innocente, almeno nel calcio ce lo possiamo permettere.
Dopo le primissime giornate di campionato, quando tutti iniziamo a riscaldarci, ecco che arriva la pausa per le nazionali, da tanti considerata una vera seccatura, si perchè effettivamente non ha molto senso far partire il torneo per stopparlo quasi subito per cosa poi? Per vedere la Nazionale che gioca contro squadre talvolta improponibili e qualche volta meno, ma in ogni caso l’interesse generale verso la cosa non è poi così tanto.
I tifosi sono sicuramente più interessati alle sorti del proprio club, la Nazionale di Prandelli fa il record di punti nelle qualificazioni all’Europeo? E non si fa altro che parlare dei “mal di pancia” di questo o quel giocatore, poi nel caso di Ibra, siccome i giornali dovevano pur vendere, si è continuato a parlarne cercando interpretazioni a quelle parole criptiche dello svedese, interpretazioni spesso fantasiose e molto ipotetiche, che leggendo la firma del giornalista che ne è l’autore spesso non ci si crede, ma come detto: i giornali devono pur vendere anche in questi periodi, quindi viva la fantasia.
Passata la prima pausa molto molto scocciante per le nazionali, un altro mese di calcio a 100 all’ora, con il campionato che entra nel vivo, delineando gerarchie tuttavia ancora molto provvisorie, nel contempo inizia la champions, partite ogni giorno, Serie A, Serie B, campionati stranieri, coppe europee, insomma tutti i giorni calcio, il paradiso per quei tifosi drogati che l’estate erano in completa astinenza, ma sul più bello ecco che un’altra pausa interviene, come detto la Nazionale di Prandelli fa il record di punti, le big europee sono a caccia degli ultimi punti per qualificarsi all’Europeo che si giocherà nella prossima estate, quelle già qualificate fanno esperimenti o cercano certezze e conferme a quanto di buono fatto in precedenza.
Tutto questo nel disinteresse di almeno la metà dei tifosi, forse l’altra metà, quella interessata, è la stessa che per poter seguire il calcio anche d’estate si è sorbita la Copa America più scarsa dell’ultimo mezzo secolo, non a caso è stata vinta da un’outsider che difficilmente si ripeterà a breve.
Oppure possiamo pensare che molti tifosi abbiano sbirciato qualche partita giusto per assicurarsi che i giocatori della propria squadra non si facessero male, pensate a un milanista che guarda il Brasile, pensate che guardi il gioco espresso dai verdeoro? Macchè quello guarda che non si faccia male Thiago Silva.
La verità è che purtroppo le nazionali hanno perso l’attenzione del pubblico, che si è riversata in gran parte sui club, certo poi che quando ci sono Mondiali o Europei allora il discorso cambia, perchè lì la vittoria conta e poi si sa che quando ci sono eventi del genere, diventiamo tutti nazionalisti come non mai.
Discorso che vale a maggior ragione in Italia, dove ai tempi di Luna Rossa, nonostante in pochi si interessassero di vela eravamo tutti svegli a notte fonda a seguire le regate del team italiano.
Quindi il calcio oggi è diventato come la vela, ovvero ci interessa solo quando c’è qualche competizione davvero importante, altrimenti ognuno per se e per i propri colori.


























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