La dura legge di Klose, il derby è della Lazio; il Milan torna a fare la voce grossa nella giornata degli 0-0, il Chievo blocca la Juve; Napoli e Inter, due ko, due perchè

Pubblicato da martedì 18 ott 2011

Quando l’8 giugno 2011 Miroslav Klose, centravanti della nazionale tedesca, svincolatosi dal Bayern Monaco, firmò un biennale con la Lazio, fu accolto dalla maggior parte dell’opinione pubblica calcistica italiana con scetticismo. Si diceva che era un giocatore sul viale del tramonto, e un acquisto di seconda fascia. Klose è sbarcato a Roma in silenzio, senza eccessivi clamori, senza per esempio essere accolto da un bagno di folla come succederà due mesi dopo per l’altro grande acquisto del mercato estivo della Lazio, Djibril Cissè. Si è limitato a far parlare il campo, con i suoi gol e le sue prestazioni, e nel giro di poco tempo si è preso la Lazio, entrando ufficialmente nei cuori dei tifosi biancocelesti ieri sera, quando al minuto 93 ha deciso la stracittadina più sentita del nostro campionato.

La sua prestazione fino a quel momento non era stata indimenticabile, aveva avuto un occasione nel primo tempo in cui aveva calciato fuori, e una più importante nella ripresa, quando da buona posizione aveva mandato il pallone alle stelle, oltre a una traversa colpita con una palombella di testa. Il grande attaccante sa però lasciarsi alle spalle gli errori, e soprattutto sa decidere le partite, cosa che Klose ha fatto all’ultima occasione utile, su assist di Matuzalem, regalando ai tifosi la tanto sognata vittoria nel derby, che mancava da due anni e mezzo, periodo durante il quale la Roma ha vinto cinque derby su cinque.

I giallorossi in realtà non sono andati molto lontani dalla sesta vittoria consecutiva, se consideriamo il fatto che hanno chiuso il primo tempo in vantaggio per 0-1. Al 6′ infatti il quarto gol consecutivo di Osvaldo metteva i suoi in una posizione di forza, in quanto l’aver sbloccato subito il risultato avrebbe potuto permettere alla Roma di portare avanti il proprio gioco fatto di possesso palla senza aver l’assillo di cercare a tutti i costi il vantaggio. Piuttosto singolare l’esultanza dell’oriundo, fresco di convocazione in nazionale, che sfodera una maglietta sulla falsariga di quella con cui Totti festeggiò il gol del 3-1 nel 1999.

Dopo cinque minuti Perrotta con un diagonale di destro sfiorava il raddoppio che avrebbe potuto fiaccare definitivamente l’avversaria, che piano piano cominciava però a reagire, affidandosi alla velocità di Cissè e alle iniziative di Hernanes, il migliore in campo alla fine. In tutto questo alla mezz’ora Osvaldo ha avuto anche un’altra occasionissima, ma non è riuscito a mettere dentro il pallone da pochi passi. Nel primo tempo complessivamente la Roma ha forse fatto meglio, soprattutto con un Pjanic positivo nel ruolo di trequartista, suo anche l’assist per Osvaldo. A inizio secondo tempo la svolta della partita. Al 50′ un grave errore di Kjaer, che blocca Brocchi con un braccio, provoca il rigore e l’espulsione per fallo da ultimo uomo.

Il danese, che già poco prima con una disattenzione quasi altrettanto grave stava spalancando le porte a Klose per l’ingresso in area, non ha ripagato la fiducia datagli da Luis Enrique, che lo ha preferito a un Burdisso apparso senz’altro più continuo in quest’avvio di stagione. Hernanes dal dischetto spiazza Stekelenburg e impatta sull’1-1. La partita da qui cambia notevolmente; la Lazio iniziava a fare la partita, mentre era la Roma a cercare delle ripartenze in contropiede, più con il volenteroso Osvaldo che con l’inconcludente Bojan, mentre Burdisso prendeva il posto di Perrotta. In casa Lazio Mauri e Lulic subentravano invece a Gonzalez e Radu. I biancocelesti in questi frangenti costruivano una discreta quantità di palle gol con Klose e Cissè, con quest’ultimo che centrava un palo clamoroso con un destro potente e preciso al volo, senza però riuscire a trovare il gol fino al 93′, quando Matuzalem, subentrato ad un ottimo Brocchi, fino a quel momento anima della mediana della Lazio, serviva a Klose il gol della vittoria. Una piccola rivincita anche per Reja, visibilmente emozionato, ed addirittura espulso per la corsa sotto la curva.

La Lazio ottiene la prima vittoria casalinga del campionato, ricreando attorno a se quell’entusiasmo che era mancato all’inizio, e mostrando che può bissare un campionato ottimo come quello dello scorso anno, anche se per ambire all’Europa che conta a gennaio servirebbe un attaccante di valore in grado di poter dare il cambio a Klose e Cissè, in modo anche da poterne conservare il rendimento in un periodo più lungo. La Roma esce sconfitta in campo, ma non ha nel complesso demeritato, l’episodio del rigore l’ha condizionata in negativo, un peccato di gioventù. La stagione della Roma finora sta avendo tanti alti e bassi, l’impressione è che forse, anche per la giovane età della rosa, una continuità di risultati positivi di un certo tipo non sarà facilissima da trovare, ma la squadra è abbastanza futuribile dal mantenere tranquilla la piazza, aspettando tempi migliori.

Il derby romano ha dato una quantità di emozioni superiore a quella che hanno regalato tutte le altre partite domenicali, in cui il minimo comun denominatore è stato lo 0-0, punteggio registrato in Cesena-Fiorentina, Genoa-Lecce, Atalanta-Udinese, Cagliari-Siena e Chievo-Juventus. L’unico successo è stato quello del Bologna a Novara per 2-0, gol di Ramirez ed Acquafresca, alla prima di Pioli sulla panchina rossoblù.

In testa c’è così sempre il bianconero, di Torino e di Udine, a quota dodici dopo sei partite. Se per l’Udinese lo 0-0 di Bergamo può anche essere un punto guadagnato, lo stesso discorso non è applicabile ad una Juve che ha probabilmente fallito una buona occasione per issarsi da sola al comando. Al Bentegodi l’impressione è stata quella di una squadra che aveva qualcosa in più da dare, al cospetto del solito Chievo, ben chiuso in difesa, e pericoloso in contropiede. Conte, al quale vanno sempre riconosciuti grossi meriti per l’avvio positivo di stagione della sua squadra, in settimana dovrà risolvere stavolta dei bei grattacapi. Ieri la Juve è ripartita con il 4-1-4-1 delle ultime due partite, e ancora una volta il ruolo di unica punta è toccato a Vucinic, che però non ha bissato la prestazione contro il Milan. Se a questo aggiungiamo un Krasic in evidente difficoltà tattica e fisica il quadro della situazione non è idilliaco.

Il serbo tra gli esterni è senz’altro quello più in difficoltà nel modulo di gioco di Conte, che agli esterni non chiede di andare sul fondo e crossare, ma piuttosto di partecipare di più alla manovra anche per vie centrali, venendo alla conclusione e favorendo gli inserimenti dei centrocampisti. Anche a Verona Krasic ha fatto molta fatica, in un pomeriggio in cui il finora ottimo Pepe ha faticato più del solito, e dove le geometrie di Pirlo e il dinamismo di Marchisio e Vidal non sono bastati per scardinare il muro eretto dagli uomini di Di Carlo. Conte in vista del periodo di fuoco in cui la Juve dovrà affrontare Genoa e Fiorentina in casa e Inter e Napoli fuori, dovrà compiere scelte ben definite.

Una soluzione interessante, più che il ritorno al modulo di partenza con due punte che escluderebbe Vidal, potrebbe essere rappresentata dallo spostamento di Vucinic sulla sinistra, da dove sarebbe poi libero di accentrarsi e di svariare sul fronte d’attacco, con Pepe a destra, e un centravanti, che sia Matri piuttosto che Quagliarella o lo stesso Del Piero, il quale ieri ha centrato un palo clamoroso di testa. Una possibilità questa con cui si potrebbe meglio sfruttare il potenziale devastante che ha la Juve in attacco, senza però rinunciare all’equilibrio della squadra. Pane per i denti di Conte, che finora ha mostrato di sapersi adattare molto bene alle varie situazioni e di non essere schiavo di una sola filosofia di gioco. Ha convinto nuovamente invece la linea difensiva con Chiellini terzino, e Bonucci che al fianco di Barzagli ha di giocato molto bene.
La giornata di sabato ha visto il rilancio del Milan, guidato da un grande Ibrahimovic, il quale pur senza segnare è stato il migliore in campo nel 3-0 sul Palermo, ottenuto grazie ai gol di Nocerino, Robinho e Cassano. In attesa dei rientri di Mexes,Gattuso e Boateng su tutti, i rossoneri riacquistano una fisionomia da squadra di vertice. Robinho con la sua velocità spacca le difese avversarie, Cassano è in un ottimo stato di forma, e poi se Ibra è questo i tifosi del Milan possono sognare in grande, a ranghi completi i rossoneri sembrano avere ancora qualcosa in più della concorrenza, e in un campionato così lento ed equilibrato i passi falsi iniziali possono essere assorbiti velocemente. Il Palermo ha invece giocato proprio male, da rivedere. Clamorose sconfitte invece quelle di Napoli e Inter, entrambe per 2-1.

Il Napoli non deve commettere l’errore di pensare troppo alla Champions League, sarebbe molto grave perchè è una competizione non ancora alla portata degli azzurri, se parliamo di quarti di finale, semifinale, ecc, mentre lo è eccome il campionato, a patto di non perdere per strada punti come questi, in casa oltretutto. I gol di Gobbi e Modesto gelano un San Paolo che ora attende il Bayern Monaco, sfida difficile ma affascinante, più del Parma di sicuro. Però la grande squadra, quella che vince i campionati, o che quantomeno lotta sempre per farlo, queste partite di solito le porta a casa, ora vedremo se si tratta di un episodio isolato oppure di una tendenza preoccupante.

Ha poco da imputare ai pensieri europei l’Inter, sconfitto anche a Catania 2-1. Colpisce in modo particolare l’età media della squadra, con otto undicesimi dai trent’anni in su, troppi per qualsiasi ambizione di qualificazione alla Champions League. In particolare a metà campo la situazione è drammatica, puntare su Zanetti, Stankovic e Cambiasso titolari fissi non è più possibile, Muntari non offre garanzie sufficienti, le punte sono servite poco e male. Martedì in Champions tornerà Sneijder, vedremo se basterà il fuoriclasse olandese per ridare un minimo di credibilità a una squadra che, comunque vada questa stagione, necessita di cambiare decisamente uomini. Fa ancora risultato il Catania di Montella, di Gomez, Lodi e anche di un Almiron che ritrova il gol che gli mancava da un anno, un Catania a meno tre dalla vetta e sopra Milan, Roma e Inter, in questa pazza ma avvincente Serie A.

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