La grinta di Boateng scuote il campionato, Udinese in testa da sola, Juve e Napoli da ritrovare; la Lazio è cinica, la Roma scopre Lamela, l’Inter prova a rialzarsi
Nella domenica in cui tutta Italia piange la morte di Marco Simoncelli, deceduto a soli ventiquattro anni in un assurdo incidente sulla pista di Sepang, è proprio la squadra per cui il Sic faceva il tifo, il Milan, a lanciare il segnale più forte al campionato, battendo il Lecce per 4-3 al Via del Mare in una folle partita, dalle due facce. Nel primo tempo il Milan è sembrato inerme di fronte a un avversario comunque modesto, che lo ha colpito per tre volte, ma che non lo ha affondato definitivamente.
Il Lecce infatti non ha fatto i conti con la grinta del Milan, che oggi ha un nome e un cognome: Kevin Prince Boateng. Il ghanese, subentrato a inizio ripresa al posto di uno spento Robinho, ha dato una vera e propria scossa alla squadra, che ha preso per mano da vero leader fino a condurla ad una clamorosa rimonta. Il Milan è stato bravo a non dare per persa la partita, a tornare in campo con la voglia di ribaltare il risultato, e soprattutto a trovare dopo pochi minuti il primo gol, che ha dato un’iniezione non indifferente di coraggio, mentre ha impaurito il Lecce, che è stata costretta fin da subito ad arretrare il proprio baricentro senza peraltro avere ne i giocatori ne l’attitudine a farlo. Il risultato è stato un monologo del Milan e di Boateng, che ha segnato altri due gol, splendido in particolare il secondo.
L’ex Portsmouth è ormai da considerarsi a tutti gli effetti un giocatore molto importante, dotato di un repertorio di primissimo livello: forza fisica, potenza e velocità da vendere, ma anche tanta qualità e capacità di calciare con entrambi i piedi lo rendono di sicuro un elemento di prima fascia in questo campionato. Oggi ha quasi vinto la partita da solo, il 3-4 che vale il definitivo sorpasso lo segna Yepes su assist di Cassano, ma l’eroe di giornata è senz’altro Boateng. Il Milan si mette in tasca tre punti assai importanti per come sono arrivati: c’è ancora da lavorare sulla fase difensiva, tenendo presente però che mancavano Thiago Silva e Mexes, ma il gap di punti che separava il Milan per esempio da Juve e Napoli, che l’hanno nettamente sconfitta, o si sta sensibilmente riducendo, come rispetto alla Juve, o è stato già colmato, come verso il Napoli, e questo per le altre pretendenti alle zone di alta classifica è un pessimo segnale, anche perchè come organico i campioni d’Italia sembrano ancora la squadra migliore. La rocambolesca partita di oggi, e il modo in cui è arrivato il risultato, mette in risalto in modo evidente la crisi del Lecce. Di solito per salvarsi serve almeno una tra queste due qualità: avere un giocatore che segna un buon numero di gol e avere una difesa che riesce a non prendere imbarcate. Ad oggi il Lecce non sembra possederne nessuna delle due.
In testa alla classifica c’è ancora l’Udinese, da sola, complice lo stop della Juve: la resistenza del Novara è stata fiaccata con un secco 3-0, firmato da una doppietta di un Di Natale, che continua a segnare caterve di gol, e da un colpo di nuca di Domizzi. Il tempo ci dirà quanto i friulani potranno rimanere nelle zone alte della classifica, anche se in realtà è un anno che hanno un rendimento da vertice. Mercoledì si potranno trarre conclusioni interessanti dal match che l’Udinese giocherà al San Paolo contro un Napoli bloccato sullo 0-0 a Cagliari, un Napoli che in questo periodo fatica a trovare la via della rete, anche perchè se non segnano Cavani e Hamsik non ci sono altre bocche da fuoco in grado di reggere il peso dell’attacco: Lavezzi è straordinariamente importante, ma non è un goleador, gli esterni e i mediani non segnano tanto, anche dalla panchina (pur tenendo presente l’infortunio di Pandev) non stanno arrivando tante reti. Forse è questo il vero limite del Napoli, chiamato al ritorno alla vittoria già da mercoledì, anche per fare il pieno di fiducia in vista di una filotto di partite ad alto coefficiente di difficoltà.
Un’altra squadra che ha più bisogno di quanto non si possa pensare di tornare il prima possibile alla vittoria è la Juventus, sabato fermata in casa 2-2 dal Genoa di Malesani, che con i gol di Rossi e Caracciolo strappa un punto su un campo difficile. Malgrado il Genoa abbia disputato senz’altro una gran partita, soprattutto dal punto di vista dell’agonismo e della tenuta fisica, per quanto riguarda la Juve si deve parlare di due punti persi. Grave lacuna quella di non aver saputo, per ben due volte, gestire un vantaggio, in casa, potendo contare su un tasso tecnico superiore di gran lunga a quello dell’avversaria.
Non è bastata alla Juve per vincere la doppietta di Matri, un giocatore arrivato a Torino a suon di milioni (diciotto complessivi versati nelle casse del Cagliari) e accompagnato da qualche perplessità sul suo reale impatto in una grande, ma che nel giro di nove mesi ha dimostrato di valere dal primo all’ultimo i milioni sborsati da Marotta. L’ex cagliaritano è un attaccante completo, bravo sotto porta ma che sa anche far salire la squadra e giocare con i compagni, doti che lo rendono oggi indispensabile nella Juve, e che impongono a Conte delle valutazioni sul ruolo da assegnare a Vucinic nelle prossime partite.
La partita di sabato ha messo infatti anche in luce quanto sia importante la presenza in mezzo al campo di Vidal, che infoltisce il centrocampo assicurando quella copertura che permette per esempio a Marchisio di potersi sganciare in avanti alla ricerca di inserimenti, senza doversi troppo preoccupare di essere l’unico a guardare le spalle a Pirlo, vero faro del gioco di Conte. Con i tre a centrocampo e un Matri difficilmente sostituibile al momento, una possibilità è far giocare Vucinic facendolo partire da sinistra, cosa che si è vista contro il Genoa quando Pazienza ha preso il posto di un Estigarribia sufficiente, ma che appare un giocatore più utile nell’ultima mezz’ora piuttosto che dall’inizio.
Un altro interessante argomento di discussione è il ruolo di Quagliarella ed Elia all’interno della squadra: Conte finora ha grossi meriti nell’avvio positivo della Juve, intanto perchè le ha dato un gioco, elemento mancante da diverso tempo, ma la gestione di questi due giocatori lascia qualche perplessità. I due sono costati complessivamente ventiquattro milioni di euro, e in sette partite hanno giocato un totale di cinquantacinque minuti in due, dato piuttosto strano, specie se rapportato alla qualità dei due elementi. In particolare scalpita Quagliarella, l’anno scorso fino all’infortunio l’uomo più determinante della squadra, anche alla luce delle ultime due prestazioni di Vucinic, sottotono rispetto ad uscite ben più convincenti come quelle contro il Bologna (fino all’espulsione) e soprattutto Milan.
Neanche il tempo di fare riflessioni più approfondite che subito si profila una settimana da brividi per la Juve, che martedì se la vedrà contro la Fiorentina, e sabato sera sarà ospite dell’Inter. Contro i viola, anch’essi bloccati sul 2-2 casalingo dal Catania, la gara è già fondamentale, anche perchè il calendario dice che il campionato della Juve comincia ora: le prossime cinque trasferte saranno nell’ordine: Inter, Napoli, Lazio, Roma e Udinese, e riprendere da subito la familiarità con i tre punti sarà fondamentale.
Una parola anche su Del Piero, la storia della Juve: l’intervento di Agnelli è stato francamente fuori luogo, sia perchè un po’ di tatto era doveroso nei confronti della figura più rappresentativa della storia del club, sia perchè anche negli ultimi anni avari di soddisfazioni, Del Piero si è spesso caricato la squadra sulle spalle, e il suo rendimento non è mai mancato.
Come l’Udinese, anche la Lazio si sta riproponendo su livelli alti, come nella passata stagione. Contro il Bologna è giunta una vittoria fatta di una discreta dose di fortuna, perchè il risultato è stato sbloccato da un’autorete di Acquafresca, ma anche di cinismo e di capacità di saper congelare la partita dopo il raddoppio, giunto grazie a Lulic a inizio ripresa. In mezzo da registrare le parate di Marchetti, che lentamente sta tornando sui livelli che lo avevano portato in Nazionale. In difesa molto bene Dias, mentre Biava è stato molto in affanno, davanti grande prova al servizio della squadra di Klose, brillante fisicamente al punto da tornare spesso dietro a rincorrere gli avversari, Cissè invece è ancora alla ricerca della migliore condizione.
Unica nota stonata gli infortuni, da valutare, di Hernanes e Matuzalem, che se aggiunti a quelli di Mauri e Gonzalez lanciano un campanello d’allarme per la sfida di mercoledì all’Olimpico contro il Catania, dove la mancanza dei due giocatori di maggiore qualità in mezzo al campo potrebbe pesare. Sorride anche la Roma, che si coccola il talento di Lamela, in gol all’esordio e decisivo per l’1-0 inflitto ad un buon Palermo. Vedremo se si tratterà di un exploit isolato o se l’ex River Plate saprà recitare sin da subito un ruolo da protagonista.
La Roma sta ingranando dal punto di vista del gioco offensivo, anche se segna ancora poco, specie rispetto a quanto prodotto, ma gli schemi offensivi caratterizzano in negativo una fase difensiva che anche oggi, malgrado la porta inviolata, è stata insufficiente. Il Palermo ha sprecato molto e c’è stato bisogno della miglior giornata di Stekelenburg. Tra alti e bassi comunque anche la Roma è lì con le altre, in un campionato equilibrato. Chi è ancora indietro malgrado la vittoria 1-0 contro il Chievo, firmata Thiago Motta, è l’Inter, anche se qualche segnale di ripresa c’è, come il non aver subito reti neanche oggi, dopo Lille.
In attacco però si fa fatica a buttarla dentro, se non ci pensa Pazzini, in questo senso il rientro di Forlan sarà fondamentale, come lo sono i rientri di Maicon e Sneijder, oggi tra i migliori, soprattutto il brasiliano. Nella settimana che culminerà con la sfida alla Juve, l’Inter dovrà prima vedersela con l’Atalanta di Moralez, che ha vinto la sfida dei piccoletti con Giovinco, segnando la doppietta che permette ai suoi di uscire con tre punti dal Tardini. Per finire vince anche il Siena, che batte 2-0 un Cesena sempre più in crisi con i gol di Gonzalez e Calaiò.



























