La Juve grida a tutti che è tornata, la doppietta di Marchisio batte un Milan non pervenuto; il Napoli mette a nudo i veri problemi dell’Inter, Roma e Lazio vincono e si preparano ad un derby infuocato; si scrive Parma ma si legge Giovinco

Pubblicato da martedì 04 ott 2011

La Juve è tornata? Questa è una delle domande più ricorrenti di oggi, alla quale però è ancora difficile dare una risposta certa, anche se i segnali sono estremamente incoraggianti, e l’impressione è quella che se la Juve proseguirà per questa strada andrà molto lontano in questa stagione. Il primo big match disputatosi allo Juventus Stadium manda in estasi la Vecchia Signora, che con uno dei suoi uomini più fedeli, quel Claudio Marchisio che sin da piccolo veste il bianconero, annichilisce il Milan nel finale e lancia la Juve in testa alla classifica insieme all’Udinese.

E’ stata la notte di Marchisio, giocatore che però non si scopre con la doppietta di ieri sera, dato che anche in queste annate buie per la sua squadra, è sempre stato uno dei migliori, e spesso si è anche adattato a ruoli non suoi. Conte gli ha restituito il centro del centrocampo, e nel ruolo di mezzala nel 4-1-4-1 visto ieri sera è senz’altro il migliore in Italia, come Pirlo è il miglior regista e come questo De Rossi di inizio stagione è il miglior schermo davanti alla difesa. Fa abbastanza sorridere al riguardo che nelle ultime uscite in Nazionale Prandelli gli abbia preferito Thiago Motta.

Tornando alla partita la vittoria della Juve è stata assolutamente meritata, in quanto frutto di un dominio dal primo al novantacinquesimo minuto, dove ha reso praticamente impossibile all’avversaria vedere il pallone e rendersi pericolosa. Tutti hanno fatto particolarmente bene, partendo dalla linea difensiva: Lichtsteiner è tornato a dare affidabilità in un ruolo che negli ultimi anni ha visto alternarsi Motta e Grygera, Barzagli ha ritrovato non per caso la Nazionale, Bonucci è stato spesso criticato ma in realtà questo tipo di partite da quando veste il bianconero non le ha quasi mai sbagliate, mentre Chiellini risponde alle critiche piovutegli addosso in settimana con una prestazione maiuscola da terzino sinistro.

A metà campo Pirlo è stato sempre padrone della situazione, accompagnato da Marchisio e da un Vidal si a volte impreciso ma anche corridore instancabile, e la corsa è stata forse la discriminante principale nella differenza tra la Juve e il Milan di ieri sera. Sulle fasce bene Pepe, mentre Krasic ha fatto un passo indietro rispetto a Catania, meglio Giaccherini nella ripresa. Davanti Vucinic ha mostrato il suo lato migliore, sfiorando più volte il gol e giocando al servizio della squadra. Grandissimi meriti vanno poi ad Antonio Conte, in grado in poco tempo di dare, ad una squadra che l’anno passato in casa faticava a creare un’azione corale, un gioco che le permette di anestetizzare i campioni d’Italia in carica. Per il momento va tutto per il meglio, ma già da dopo la sosta il campo del Chievo può rappresentare una trappola se non si affronterà la partita con la carica giusta.

Le vere ambizioni della Juve si misureranno tra un po’, vedendo anche come la squadra reagirà non appena sopraggiungerà un momento di difficoltà, che tutte le squadre affrontano nell’arco di una stagione. Negli ultimi due campionati ai primi risultati negativi la Juve si è sciolta come neve al sole, quest’anno vedremo, anche se il carattere pare tornato quello dei giorni migliori. Per la serie se son rose fioriranno.

Il Milan necessita assolutamente di ritrovare una condizione fisica accettabile, fisicamente rispetto alla Juve e ad altre squadre affrontate finora c’è un abisso. Il recupero del miglior Robinho diventa essenziale, come quello del miglior Boateng, ieri molto confusionario e falloso, mentre Ibra e Cassano non si sono trovati come è successo altre volte. In difesa anche Nesta sembra necessitare di riposo, dopo la sosta recupererà Mexes, che rappresenta un alternativa importante. Con il Milan bisognerà ancora fare i conti, anche se da dopo la sosta il margine d’errore della squadra di Allegri non è più così ampio.

Detto dell’Udinese, che dopo aver battuto 2-0 il Bologna di Bisoli, la cui panchina sembra sul punto di saltare, condivide con la Juventus la vetta della classifica, un’altra squadra che se la passa molto bene è il Napoli, che dopo diciassette anni è tornata ad espugnare il campo dell’Inter, e lo fa per 3-0, al termine di una partita molto nervosa e con molte polemiche. L’arbitraggio di Rocchi è stato sicuramente insufficiente, ma non sminuisce nè i meriti del Napoli, nè le grosse lacune che ha ancora l’Inter. I partenopei hanno dominato sul piano del gioco, e se l’episodio del rigore ha spianato la strada agli uomini di Mazzarri, va però detto che anche in undici contro undici l’Inter aveva fatto ben poco, mentre il Napoli dava l’impressione di controllare la gara. Lavezzi ancora una volta fa ciò che vuole sul fronte offensivo, il centrocampo e la difesa lavorano bene, e il risultato è una netta vittoria.

Per quanto riguarda l’Inter l’errore più grave da commettere è quello di mettere la testa sotto la sabbia, limitandosi solamente ad accusare l’arbitro e non analizzando le cause più profonde di quest’avvio di stagione.
Ranieri in queste situazioni è bravo, ma non ha la bacchetta magica, tanto per citare un’espressione usata dal suo illustre predecessore Mourinho, e schierare una formazione credibile in campo ti da certamente una mano, infatti dei miglioramenti ci sono stati, ma non risolve di colpo tutti i problemi; la squadra è lenta e poco dinamica a centrocampo, centro nevralgico del gioco; sulla trequarti pesa come un macigno l’assenza di Sneijder, dato che sia Alvarez che Coutinho non sono minimamente in grado di non farne sentire la mancanza. Davanti il solo Pazzini non basta. Forlan è bravo, ma non riesce a reggere da solo il peso dell’attacco, Zarate va a sprazzi e gioca per conto suo, Milito non è più quello del 2010. La partenza di Eto’o, come prevedibile, si sente parecchio: già la scorsa stagione i gol del camerunense hanno nascosto molti problemi dell’Inter, permettendole di portare a termine un’annata più che dignitosa, e puntualmente i problemi si sono ripresentati quest’anno. Con il recupero a pieno regime di Maicon e Sneijder le cose finiranno per migliorare, ma la squadra è palesemente alla fine di un ciclo, e nella prossima estate necessita di un cambiamento quasi radicale.

Un tema importante di discussione ce lo lasciano le due romane. La Roma nell’anticipo di sabato ha mostrato per la prima volta quest’anno sprazzi di un gioco convincente, è ancora troppo poco, ma è sicuramente un punto di partenza. Il primo tempo è stato molto ben giocato, allo sterile possesso palla delle prime uscite si sono alternate anche verticalizzazioni molto pericolose, come la prima che ha portato Bojan al suo primo gol in Italia. Osvaldo trova invece la terza rete nelle ultime tre partite, e inizia a trovare continuità sotto porta.

L’Atalanta è scesa a Roma non con la stessa cattiveria delle prime giornate, mettendo in seria difficoltà i giallorosssi solo in avvio di ripresa, quando la rete di Denis ha riaperto la partita e ha fatto rivivere alla Roma i fantasmi delle partite contro Slovan e Siena, quando non era stata capace di capitalizzare il vantaggio. Questa volta però la storia è stata diversa, ed è arrivata la prima vittoria casalinga, suggellata dalla rete di un positivo Simplicio nel finale. Buona la prova di Rosi sulla corsia di destra, meno quella di Angel sulla sinistra; Totti è stato ancora costretto a sacrificarsi sulla trequarti, ma l’ossatura della squadra ha retto bene. Ossigeno puro per Luis Enrique, che dopo la sosta affronterà la partita più importante dell’anno, quel derby che a Roma è sentito in maniera particolare e che nessuno vuole perdere. Al derby si presenta bene anche la Lazio, che al termine di una gara assai gradevole batte per 2-1 la Fiorentina fuori casa. Al vantaggio di Cerci ha risposto un bel diagonale mancino di Hernanes, oggi finalmente convincente, anche se Reja l’ha dirottato sulla corsia di sinistra, mentre il gol della vittoria l’ha realizzato Miroslav Klose, un acquisto azzeccatissimo del presidente Lotito.

E’ stato più volte detto come la carta d’identità fosse ingiallita, ma chi sa fare gol difficilmente sente il peso degli anni, che tra l’altro sono trentatrè e non cinquanta. E’ sembrato in progresso anche Marchetti, autore di una prova discreta. Anche per Reja questo è un successo importante, anche se la partità che verrà rappresenta un vero e proprio spartiacque per la stagione laziale. Un successo nel derby, che manca da più di due anni, potrebbe restituire alla squadra quella serenità assente in questo inizio di stagione, e ciò la Lazio lo ha pagato soprattutto in casa, dove tra campionato ed Europa League ha raccolto due pareggi e una sconfitta, mentre fuori casa, ko di Lisbona a parte, sono arrivate due vittorie e il pareggio di San Siro.

In questo modo sembra quasi che la squadra e l’allenatore si sentano sotto pressione quando giocano in casa. Reja ha due settimane per preparare bene la partita che tutti, lui compreso, vogliono vincere, per dare slancio alla stagione e lasciarsi critiche e polemiche alle spalle.
Respirano aria d’alta classifica il Cagliari, vittorioso 2-0 a Lecce, e il Palermo, che batte 1-0 il Siena, mentre a mezzogiorno è pari spettacolo, 3-3, tra Novara e Catania, con Gomez che al 92′ frena la rimonta dei padroni di casa, andati per due volte in svantaggio e poi autori con Jeda del provvisorio 3-2 a 5′ dalla fine.

Chiusura su Sebastian Giovinco, piccolo grande uomo, che da solo sta tenendo a galla il Parma, con i suoi gol, provvisorio capocannoniere a quota cinque, e le sue giocate. Nel 3-1 sul Genoa dell’altro capocannoniere Palacio segna il gol del vantaggio, si procura un rigore e lo trasforma, e avvia l’azione del 3-0. Ci si chiede sempre se può fare la differenza in una grande, la risposta probabilmente è si, in questa Juve di qualità ci starebbe senz’altro bene, e la risoluzione della sua comproprietà a giugno si annuncia come uno dei temi più caldi di quella sessione di calciomercato.

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