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La strada dello Swansea

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Avete mai immaginato una squadra di calcio che riesca, nell’arco di un decennio, ad arrivare dalla zona retrocessione della Football League Two, la quarta serie inglese, alla Premer League? Avete mai immaginato una squadra che, comprata per una sola sterlina, riesca a vincere un trofeo prestigioso come la Football League Cup, qualificandosi per l’Europa League? Una squadra in cui l’acquisto più costoso della sua storia è stato pagato “appena” 12 milioni di sterline. Una squadra in cui giocano, o hanno giocato, calciatori che hanno partecipato da protagonisti in tutte le quattro serie calcistiche inglesi. Immaginiamo, inoltre, che questa squadra riesca a giocare e vincere più volte contro squadre di ben più titolate, come Manchester Utd, Arsenal, Liverpool, Everton e Tottenham. Vi sembra possibile?

Sì, è possibile. Perché questa squadra esiste e ha fatto tutto questo. Non è una di quelle solite storie immaginarie in cui l’ultimo arrivato riesce a sconfiggere avversari ben più forti e facoltosi di lui, con la sola forza di volontà. È una storia vera. E la squadra in questione è Swansea City Association Football Club, noto semplicemente come Swansea City, una società calcistica di Swansea, nel Galles del Sud.

Questa società non è proprietà di uno sceicco, di un petroliere, o di qualche atro ricco magnate. È di proprietà di Huw Jenkins, proprietario di un’azienda che si occupa della costruzione di tetti.

Come è possibile che questa squadra si riuscita a raggiungere quei grandi obbiettivi, impensabili per squadre italiane con una storia analoga?
Semplice: per la costruzione di un team competitivo, lo Swansea non punta a spendere le sue risorse su grandi nomi, ma piuttosto su calciatori che hanno determinate caratteristiche tecniche, in grado di inserirsi subito e facilmente in una squadra, che ha da anni determinati schemi di gioco e determinate strategie. Per questo, a ogni calciomercato, la società gallese ha puntato su quei calciatori le cui abilità, e le cui caratteristiche fisiche, erano adatte alla sua più che collaudata formazione; quel 4-2-3-1 che porta avanti tenacemente da anni, ormai. I giocatori vengono esaminati e scelti solo quando hanno quelle determinate caratteristiche richieste. In genere, i difensori sono alti e possenti, in grado di sostenere fisicamente gli scontri fisici, gli esterni, sia difensivi, sia offensivi, sono veloci e abili nei dribbling e nei cross verso l’unica punta, anch’essa sempre possente fisicamente. Il centrocampo, invece, è composto da giocatori in grado di far circolare la palla, ma che, nelle stesso tempo, devono essere capaci di pressare e sufficientemente aggressivi per recuperarla. Durante il calciomercato, poi, al massimo viene aggiunto un solo nuovo elemento come titolare, in modo che la squadra non sia stravolta. Gli altri acquisti, invece, sono quasi sempre riserve con cui alternare l’unici titolare, o giovani da inserire e far crescere. Come se non bastasse, lo Swansea ha nel suo team uno psicologo, in grado di valutare anche il profilo caratteriale dei nuovi acquisti, nonché di seguire i calciatori nella loro carriera e nella loro crescita.

La strada scelta dallo Swansea City Association Football Club forse dovrebbe far riflettere quelle grandi squadre, anche italiane, che ogni anno puntano a spendere decine di milioni su quei grandi campioni, che poi non riescono a inserirsi nel gruppo e finiscono in panchina. Forse sarebbe il caso di pensare di più e spendere di meno. I risultati arriverebbero lo stesso, come la squadra gallese ha dimostrato e continua a dimostrare.

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