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Che Genoa Pavoloso! Schiantanta la Samp nel derby (0-3), doppietta di Suso.

Che Genoa Pavoloso! Schiantanta la Samp nel derby (0-3), doppietta di Suso.
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L’aggettivo “pavoloso” lo avevo già utilizzato per descrivere il derby di andata, quello del 2-3, quello di Cassano falso nueve e Soriano che infila due gol, quello della reazione rabbiosa di Pavoletti autore di una doppietta, quello dell’assalto finale rossoblu, quello dell’incredibile occasione mangiata da Lazovic. Eppure lo utilizzo volentieri anche adesso, perchè in fondo questo Genoa ha giocato un match favoloso. E dato che il primo gol è arrivato grazie all’incursione dell’ex Sassuolo, quale miglior attributo da conferire al match? Già in conferenza stampa Gian Piero Gasperini aveva tuonato: “Da quando sono tornato al Genoa non sono più riuscito a dare questa soddisfazione ai miei tifosi, cosa che avevo fatto spesso invece nel mio primo ciclo in rossoblù. Domani ci riproverò”. Bene, ci è riuscito completamente. Il suo Genoa ha stravinto una stracittadina stradominando una Samp straordinariamente abulica. Alla fine, la Lanterna si tinge di rossoblu. Profetico, dunque, il Gasp.

Montella presenta i suoi col 3-5-2, senza Silvestre dietro (al suo posto, Ranocchia), con Fernando e Soriano ai lati di Palombo e il tandem Cassano-Quagliarella davanti a ricevere i cross dagli esterni De Silvestri e Dodò. Quanto a Gasperini, che propone grossomodo la formazione scesa in campo contro la Roma, la cerniera De Maio-Burdisso-Izzo davanti a Lamanna (Munoz inizialmente in panchina), poi Rincon e Dzemaili affianco a Rigoni con Ansaldi a destra e Laxalt sulla corsia mancina. Suso e Pavoletti come terminali offensivi. E se i giocatori scendono in campo a riscaldarsi, anche il Ferraris scalda la voce per la stracittadina numero 112: la Sud appare abbastanza vuota, mentre la Nord presenta il pubblico delle grandi occasioni e uno striscione particolare (“Matricola 074-72 sei di là ma il tuo cuore è di qua”). Poi, si accende un tripudio di genoanità, tra sciarpe e cori caratterizzerà anche questo derby.

Quando Banti (e non Tagliavento) fischia l’inizio della massima battaglia per la supremazia cittadina, dopo il minuto di silenzio dedicato alla scomparsa di Giancarlo Salvi, il Genoa attacca a testa bassa e quando nessuno se lo aspetterebbe, passa immediatamente in vantaggio (3′). E’ Pavoletti a timbrare la sua terza marcatura stagionale contro i “cugini”: in ordine, Rigoni smista benissimo un pallone trovando l’inserimento di Ansaldi che beffa la retroguardia di Montella e piazza al centro un perfetto assist per il numero 19, il quale in anticipo su Viviano gonfia la rete e fa esplodere di gioia il Ferraris genoano. Poi, corsa a prendersi l’affetto dei suoi tifosi (similmente all’andata) ed esultanza rabbiosa (13° rete per il bomber stagionale genoano). Il Genoa capisce che la Samp è in difficoltà e prova subito ad infierire con Dzemaili che per poco non trova l’eurogol: Suso fa le prove di salto dell’uomo, specialità in cui eccelle, dall’altra parte Quagliarella e Cassano riescono soltanto a conquistare qualche angolo e a subire qualche fallo per far salire (invano) la squadra. Al 15′, il boato dalla Nord accompagna i risultati in arrivo da Bergamo: con l’Udinese passata in vantaggio, la serie di congiunzioni astrali (*) potrebbe effettivamente realizzarsi. Fanno la loro comparsa i cori “Serie B, Serie B”, mentre l’atmosfera si fa rovente. Rigoni tenta la fortuna, a centrocampo è il Genoa a tenere la superiorità mentre i padroni di casa si limitano ad un possesso palla inutile contro Burdisso e compagni. Suso, dopo le prove precedentemente annunciate, completa la sua metamorfosi in funambolo e fa dannare la retroguardia doriana: Cassani, in particolar modo, non lo prende mai se non con le brutte maniere. Il rigore di Bellini diminuisce le speranze nell’effettiva realizzazione delle (*), mentre Rincon conduce rabbiosamente un’azione che Pavoletti non riesce a tramutare in gol a causa dell’efficace opposizione di Silvestre. Farà una grandissima partita El General, come al solito baluardo di una squadra della quale è uno dei leader. Gasperini chiede maggior attenzione in fase difensiva, e nemmeno un minuto dopo Suso firma il raddoppio: prende palla dal vertice destro dell’area, si accentra saltando due giocatori (ultimo dei quali Cassani, ex del match che all’andata dichiarò di non sentirsi genoano) e beffa Viviano con una sinistro a giro. Sembra Robben, in realtà ricorda un po’ la prima rete contro il Frosinone: la sorte vuole che prima di lui, per ritrovare una tripletta rossoblu, bisognasse tornare ai tempi di Milito e del derby del “duecontrozero”. Giusto per non farsi mancar nulla, anche nel derby ha messo il suo nome per iscritto. Poi lo spagnolo, inebriato dal furore agonistico ed esaltato dal momento, finisce per commettere fallo e vedersi sventolare contro un giallo. La Nord comincia ad intonare “Un giorno all’improvviso”. Dopo una flebile conclusione ad opera di Fernando, anche De Maio sceglie di far compagnia al numero 17 nella “lista dei cattivi”. Al 34′ la prima occasione della Samp: Soriano riceve palla in area, pasticcia poi se la ritrova tra i piedi e conclude addosso a Lamanna. Laxalt corre via sulla sinistra ma Silvestre anticipa Rigoni prima che potesse rendersi pericoloso, poi Banti fischia la fine della prima frazione senza nemmeno un secondo di recupero. (*) con l’espressione “congiunzioni astrali” intendo tale combinazione: l’Udinese vincente a Bergamo così come il Carpi contro la Lazio e la Fiorentina sconfitta dal Palermo di Ballardini (lui, in panchina cinque anni fa). Se tali risultati dovessero palesarsi, la Samp cadrebbe ancor più invischiata nella lotta per non retrocedere.

Nell’intervallo, si alza a gran voce il coro “Napoli, Napoli” per incoraggiare i gemellati partenopei a blindare il secondo posto, poi però ricomincia il derby della Lanterna. Derby che “non si regala”, giusto per citare l’8 maggio 2011 ancora una volta. Banti, che col Genoa non ha un buon rapporto, al contrario di Tagliavento, ci mette del suo (non fischia un fallo di Cassani su Ansaldi, Diakitè commette fallo su De Maio ma il direttore di gara fischia solo quando è Pavoletti a spingere il difensore avversario) e al 53′ Lamanna decide di rendersi protagonista di un miracolo, intervenendo alla grande su Quagliarella. Sul successivo contropiede, Ansaldi tenta l’azione personale ma conclude a lato, poi Gasperini richiama Rigoni ed inserisce Tachtsidis. Il Grifone cambia forma, passa dal 3-5-2 ad un 3-4-1-2 col greco tra le linee. Sarà la mossa che congelerà la partita, l’ennesima alchimia tattica del Gasp (ricorderete Sculli come falso nueve nel derby di Milanetto, Rossi e Palladino). Diakitè rischia tantissimo per un intervento su Pavoletti per il quale Banti ritiene basti il cartellino giallo, poi Montella inserisce Correa per De Silvestri, convinto di poter emulare Gasperini mettendo confusione tra Izzo e De Maio con l’imprevedibilità del fantasista argentino. Ma non sarà affatto così. Soriano, ammonito, non smette di protestare con Banti che non tira fuori il rosso, mentre poi è Rincon a guadagnarsi l’ammonizione per un intervento su Cassano. Il Genoa continua a dominare, pur evitando di offendere a testa bassa per risparmiar eenergie, specie sulla corsia destra dove Ansaldi è un motorino inesauribile e Dodò non riesce nemmeno a prendergli il numero di targa. In un rinvio di Palombo, che intimorito da Ansaldi calcia il pallone nei distinti, è racchiusa tutta la chiave del match: il Genoa ha dominato il derby con l’aggressività. Se fossimo in Spagna, parleremmo della “garra charrua” del Cholo Simeone, se fossimo in Olanda avremmo ricollegato Gasperson al calcio totale tanto caro a Crujff e Rinus Michels. E invece siamo a Genova, dove pare che per un giorno la torcida xeneise che infiamma la Bombonera nel quartiere argentino di La Boca a Buenos Aires sia migrata nel luogo dal quale prende il soprannome. Fuori Dzemaili, dentro Gabriel Silva nel Genoa: un paio di esperimenti non guastano. Al 68′ la Samp usufruisce di un calcio di punizione dal limite (ammonito Burdisso nell’occasione), ma la conclusione di Fernando è da rivedere. Rincon prova con un bolide da lontano che sibila alla sinistra di Viviano, mentre Montella tenta il tutto per tutto con Sala per Palombo (74′). E invece è il Genoa a siglare il tris: Tachtsidis tra le linee (che avevo detto?) vede l’inserimento centrale di Laxalt che si invola verso Viviano sopo aver superato la debolissima opposizione doriana, l’esterno tenta di saltare l’estremo difensore ma non riesce, poi Pavoletti recupera palla e, essendo in posizione abbastanza defilata, premia l’inserimento di Suso che controlla e insacca al centro della porta con uno scavetto. Rete quasi da calcio a 5, Gasperini osannato e doppietta per Jesus Joaquin Fernandez Saez nel derby della Lanterna numero 112, ormai indissolubilmente marchiato con il suo volto. Al 77′ la più evidente chance per gli uomini di Montella, con la conclusione di Fernando che sbatte sulla traversa, seguita immediatamente dal tentativo di Quagliarella bloccato però dall’ottimo Lamanna. Sala guadagna l’ammonizione per un intervento falloso ai danni di uno scatenato Gabriel Silva, Ferrero visibilmente deluso abbandona il suo posto in tribuna vip e all’82’ è Pavoletti a cercare la doppietta con un colpo di testa che termina fuori di poco. La Nord continua ad essere una bolgia, con la differenza che ora partono cori e la ola per i ragazzi di Gasperini. Di Tachtsidis l’ultima chance per arrotondare ulteriormente il vantaggio: il suo tiro è deviato da Viviano. Gli ultimi minuti vedono gli ingressi in campo di Muriel per Quagliarella e di Munoz per Suso, con Gasp che ha concesso al suo numero 17 l’ovazione del Ferraris, e nient’altro. Dopo tre minuti di extratime, è gioia e tripudio. Il Genoa ha battuto i rivali, il punteggio parla chiaro e vede uno 0-3 schiacciante. Una superiorità manifesta quella di Gasperini, che ha vinto in tutto e per tutto la partita a scacchi con Montella surclassando l’ex punta di Samp e Roma. Alla fine sarà salvezza per la Samp, dunque niente serie di coincidenze astrali, ma uno 0-3 basta e avanza per far felici i tifosi. Che a fine gara vedono Pavoletti e compagni sotto la curva a solennizzare un trionfo. Non con le proporzioni di 5 anni fa, ma sempre piacevole da festeggiare.

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About Matteo Albanese

Grandissimo fan del mitico Genoa, frequento il primo anno di Scienze della comunicazione a Savona e spero un giorno di trasformare questo mio hobby in una professione.

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