Home / News / Marek Hamsik, la bandiera azzurra a caccia di record

Marek Hamsik, la bandiera azzurra a caccia di record

Marek Hamsik, la bandiera azzurra a caccia di record
Pubblicato da:
Articoli: 93 Commenti: 0
Altri Posts dell'Autore:

Passato oltremodo inosservato, oscurato dall’aura di leggenda del record di reti abbattuto da Higuain e dai festeggiamenti per il raggiungimento del secondo posto in classifica, ma non meno importante. La partita contro il Frosinone sarà ricordata anche perché Hamsik, con il gol che ha sbloccato il risultato, raggiunge Diego Armando Maradona, nella classifica marcatori in campionato nella storia del Napoli.

81 Diego, 81 Marek con la possibilità di migliorare ulteriormente lo score, avendo a disposizione altre stagioni da vestire in casacca azzurra (almeno spero). Un record particolare ed importante, laddove neanche il Matador Cavani è riuscito nell’impresa, fermatosi a 3 reti dal traguardo (78 reti in Serie A).

81 reti che permettono a Marek di agganciare Maradona al terzo posto in classifica e di puntare al primato storico, appartenente Attila Sallustro con 106 reti, seguito poi da Vojak con 102. Traguardi alla portata per un calciatore come lo slovacco, abituato a mettere in cascina il solito contributo da 8-10 in campionato.

Giocatore atipico, lo slovacco, che ha sempre ricevuto tante critiche, a volte troppe, per il suo modo particolare di stare in campo. L’unico superstite del primo Napoli giunto in Serie A nell’ormai lontana stagione 2007-2008 ed insieme a Gargano e Lavezzi a creare quel gruppo di giovanissimi a cui si chiedeva di riportare il Napoli ai fasti che gli competevano. Da allora Hamsik ne ha fatta di strada, sempre a braccetto dei colori azzurri dai quali sembrerebbe non volersi più staccare. Ha visto andare via gli stessi Gargano e Lavezzi, Quagliarella, il matador Cavani, ma lui è sempre rimasto fedele alla causa benché occasioni per potersi migliorare sia economicamente che professionalmente non gli sono di certo mancate.

De Laurentiis avrebbe potuto cederlo al Milan, quello vero, almeno 6 anni fa ma non volle sentire ragioni. Poteva finire alla Juventus, che ha ammesso il suo interessamento proprio ad inizio di questa stagione. Sarebbe potuto andare all’estero, dove ancora oggi sarebbero disposti a spendere una consistente somma di denaro per averlo in squadra. Neanche Raiola è riuscito a smuovere il presidente, fatto più unico che raro.

Nonostante tutto Hamsik è rimasto a Napoli, a dispetto delle tante critiche che gli sono piovute addosso nell’arco di questi (quasi) dieci anni di militanza partenopea. “Ha poco carattere e poco carisma” dicono in tanti”; “A volte in campo non ti accorgi che c’è”; “Fa i passaggini di due metri che fa anche un ragazzino”; queste tra le frasi tipiche che gli attribuiscono nelle partite più sotto tono. E per certi versi non è che si abbia torto in certe affermazioni: Hamsik non ha mai fatto della continuità di rendimento e nel carattere i suoi punti di forza, ma è altrettanto vero che è un calciatore che fa del suo “nascondersi” in mezzo al campo la sua dote peculiare insieme alla signorilità con cui ha sempre assorbito le critiche a suo carico e metabolizzandole lavorando, senza mai alzare la voce e lasciarsi andare a sfoghi fuori luogo. Gliene va dato atto

E’ anche vero che è sempre stato un giocatore di difficile collocazione tattica, una bella gatta da pelare per tutti i mister da cui è stato allenato. Reja gli trovò una sistemazione sul centro-sinistra, ma la smania di voler fare troppo, lo porta spesso ad uscire fuori zona e a giocare troppo poco palla al piede, elemento in cui è maturato tantissimo con Sarri. Ma proprio  il suo poco feeling col pallone è la sua forza: ha dei tempi di inserimento senza palla unici in Italia, sa quando e dove andare e molto spesso è puntuale all’appuntamento con il gol. Difficile trovare un centrocampista che realizza con continuità 10-12 reti all’anno, ma Hamsik lo ha fatto, tradendo le attese solo nel primo anno di gestione Benitez, direi il punto più basso da quando è a Napoli. Sia per quanto concerne il numero di reti che per la qualità del gioco espresso. Deludente.

Il problema è che, al contrario di Reja che ne aveva esaltato le qualità, lo spagnolo non aveva capito granchè delle qualità di Hamsik, costringendolo in una posizione di campo, trequartista centrale alle spalle della prima punta, in un 4-2-3-1 che, invece di valorizzarlo, ne evidenziava i limiti. Hamsik non deve mai essere al centro del gioco, non sa giocare palla al piede e si pestava più volte i piedi con Higuain. Inserimenti senza palla ridotti allo zero, incapacità manifesta di liberarsi dalla marcatura incessante e ravvicinata dei difensori avversari lo hanno reso, in quel biennio, una palla al piede più che una risorsa da cui attingere, così come Reja e Mazzarri capirono all’epoca.

Fortuna che Sarri ha capito in che modo utilizzare lo slovacco, riportandolo nella sua posizione più naturale di mezz’ala sinistra, dividendosi i compiti di regia con Jorginho in più di una circostanza. Un Hamsik per certi versi “nuovo”, molto più presente nel vivo del gioco di quanto non abbia mai fatto in carriera, ma al tempo stesso sempre pericoloso nei pressi dell’area di rigore. Vero, in termini di reti si è tornati, numericamente, al primo anno di Benitez, scendendo per la seconda volta sotto la soglia delle 10 marcature globali, ma la qualità e l’efficacia del gioco è salita.

Da un punto di vista prettamente carismatico e caratteriale, Hamsik è rimasto sulla stessa lunghezza d’onda che lo ha contraddistinto in carriera. E’ un calciatore silenzioso fuori dal campo così come lo è nel rettangolo di gioco. D’altra parte, se nasci Hamsik non puoi morire Gattuso. E Hamsik non può essere e ne lo sarai mai un “Gattuso”. Va accettato così come è, quindi inutile dargli addosso se non s’infervora su un fallo ricevuto o perché in una giornata negativa non riesce a prendere palla ed ad imbucare un passaggio. Le sua caratteristiche sono altre e sono quelle che gli hanno permettere quello che è oggi.

Oggi Hamsik è indiscutibilmente la bandiera del Napoli griffato De Laurentiis ed il record di reti che ha appena raggiunto è un premio meritatissimo nonché enorme soddisfazione per aver raggiunto un certo Maradona che è,in sintesi, la storia del Napoli. Adesso non deve far altro che continuare a giocare, a segnare e magari a trovare quella continuità di rendimento che finora gli ha impedito di essere considerato un “fuoriclasse” a tutto tondo. Forse non riuscirà a diventarlo, ma se dovesse diventare il miglior marcatore della storia del Napoli un posto nella leggenda toccherà anche a lui. 81 volte GRAZIE Hamsik!!

campionato gol Hamsik maradona napoli Record serie a

About totonnogol2011

Lascia un commento

Il tuo indirizzo mail non verrà pubblicatoI campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Scroll To Top