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Impresa Rostov! Azmoun, Poloz e Noboa firmano il successo contro il Bayern (3-2)

Impresa Rostov! Azmoun, Poloz e Noboa firmano il successo contro il Bayern (3-2)
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Rostov sul Don era pronta già da tempo. E dopo 5 reti prese a Monaco dal Bayern, un pirotecnico 2-2 casalingo contro il PSV, la beffarda sconfitta contro l’Atletico di Carrasco (0-1) e infine l’amarissimo boccone ingurgitato al Calderon (2-1 per i Colchoneros, con rete di Griezmann al 93′), alla fine è arrivata la partita perfetta. Rostov-Bayern 3-2. Una squadra organizzata, che dopo un’annata di sofferenza in cui è stato necessario ricorrere ai playout per rimanere nel massimo campionato russo, è riuscita nell’exploit: secondo posto in Prem’er Liga l’anno scorso, soli due punti dietro al CSKA. E parallelamente al Leicester (“Se ci stanno riuscendo loro, nel torneo più ricco e competitivo del globo, perché non dovremmo farcela anche noi?” il motto della scorsa, trionfale , stagione), dalle parti del Don ha cominciato ad esser respirata un’aria diversa. Quella della musichetta della Champions League, pure nella sua accezione peggiore: perchè giovedì 25 agosto 2016, il calendario aveva ormai decretato che la squadra russa sarebbe stata reduce da un vero e proprio battesimo di fuoco: il temibile Bayern, il vicecampione Atletico e pure l’insidia PSV. Berdyev, che non era comunque sconosciuto ad imprese quali il sorprendente piazzamento in campionato del suo Rostov (riuscì infatti a vincere il campionato col Rubin Kazan in 2008 e 2009), ha deciso di lasciare il testimone ad Ivan Daniliants, che ha portato a termine il lavoro del suo predecessore riuscendo a qualificarsi per la massima competizione continentale dopo aver impartito una lezione all’Ajax (1-1 in Olanda, 4-1 in Russia). E così, sfruttando a pieno le capacità di un organico modellato sul 5-3-2 tutto difesa e contropiede, questo Rostov ha ancora la possibilità di girare per l’Europa. Non ovviamente con la musichetta di Tony Britten in sottofondo, i primi due posti del girone sono già ipotecati da madrileni e bavaresi, ma certamente in Europa League, una dimensione certamente più consona per la formazione russa. Per cercare di fare più strada possibile, seguendo le orme di altre squadre est-europee quali lo Shakhtar e il Dnipro…

I -5 gradi della fredda serata russa fanno da perfetto contorno ad un’Olimp-2 caldissimo: Rostov col classico 5-3-2 caratterizzato dalla coppa Azmoun-Poloz in avanti, Bayern con qualche assente e, soprattutto, Hummels e Muller in panchina con Lahm avanzato a centrocampo. E la hybris di Ancelotti, che al liceo classico si traduceva come “tracotanza” e che i nostri professori ci insegnavano a pronunciare con le labbra a mo’ di culo di gallina, alla fine pagherà. Sin dai primi minuti si è delineato il solito copione del match: Bayern all’attacco, Rostov chiuso ermeticamente davanti a Dzhanaev e pronto a sfoderare la propria pericolosità in contropiede. Come ad esempio al 9′, quando un regalo della difesa ospite (saranno molti, in questa serata da dimenticare per Boateng e soci) concede a Cesar Navas il lancio per Azmoun: il “Messi iraniano” prova a beffare Ulreich di testa, ma non inquadra lo specchio di pochissimo. A volte l’impressione è che gli 11 di Ancelotti non sappiano come gestire l’azione, tanto da risultare confusi e terribilmente inefficaci dinanzi ad una squadra come quella russa che, non potendo contare su individualità rilevanti, si affida a semplici manovre ma ben eseguite. Si passa dunque a veloci fiammate, puntando maggiormente sul sorprendere la retroguardia avversaria: prima Badstuder (22′) devia di testa su un corner di Douglas Costa, poi Renato Sanches (25′) chiama Dzhanaev all’intervento. Il Bayern prova a salire in cattedra, ottimamente guidato da uno straripante Douglas Costa per il quale probabilmente il freddo non sarà stato un problema (ha infatti sperimentato cinque invenri dalle latitudini di Donetsk): prima il numero 11 si accentra e manca l’incrocio dei pali di poco, poi su azione dalla sinistra di Renato Sanches piazza la sfera sotto la traversa. E’ il 36′, e non senza fatica il Bayern ha trovato il vantaggio: nel frattempo il Rostov si era solo fatto vedere con un giallo comminato a Granat e un gran contropiede finalizzato da Azmoun sul quale ha chiuso Ulreich. Con calma però, i vice-campioni di Russia hanno continuato ad avanzare e al 44′ un errore di Douglas Costa ha spalancato le porte all’offensiva del classe ’95, che dopo una gran finta su Boateng (ma anche a voi ricorda un’azione del Messi argentino conclusa con pallonetto a Neuer?) ha battuto a rete.

E se il primo tempo, gol a parte, non aveva regalato troppe emozioni, la ripresa è cominciata con piglio diverso: subito Lahm di testa incorna un cross di Ribery ma mette a lato, poi su una ripartenza Boateng stende Noboa: Artur Dias non ha dubbi, estrae il giallo e indica il dischetto, da dove Dmitrij Poloz firma il vantaggio Rostov (49′). Olimp-2 in visibilio, quasi nessuno crede a quanto sta succedendo: eppure, le squadre sono le stesse che a Monaco di Baviera avevano regalato un pomeriggio da incubo (5-0) ai tifosi gialloblù. Come nelle migliori favole, però, il nemico capovolge la situazione e pone l’eroe in una condizione di dover ricominciare tutto da zero per ottenere la vittoria. Non fa eccezione questa straordinaria serata, e quando il cronometro indica 52′ un taglio di Bernat illuminato da Ribery porta al pareggio. Il Rostov potrebbe immediatamente ristabilire il vantaggio, ma Azmoun non sfrutta il suggerimento di Kalachev calciando addosso ad Ulreich la palla del possibile 3-1: sarebbe stato probabilmente troppo facile. Meglio far passare ancora una decina di minuti, all’interno dei quali rispettivamente: 1) fare in modo che Daniliants alzi gli esterni per un 3-5-2 quasi spregiudicato; 2) aumentare il tasso di nervosismo in campo; 3) vedere estratto un giallo per Gatcan che aveva allargato il braccio su Ribery; 4) convincere Ancelotti a sostituire il frastornato Boateng con Hummels; 5) far correre un pò il Bayern, specie quando Ribery accelera; 6) ripartire in contropiede con Azmoun, servire Poloz e venir steso da Thiago Alcantara proprio al limite dell’area. Bene, avete fatto tutto? Siete sicuri? Solo a questo punto, al minuto 66, potete gustarvi la perfetta traiettoria inarcata che l’ecuadoregno Christian Noboa è riuscito ad imprimere alla palla scavalcando la barriera.

La faccia di Carletto è tutta un programma: prima ordina a Hummels di metter su residenza nell’area dei padroni di casa, poi ammette il suo errore di hybris e butta in campo Thomas Muller al posto di Renato Sanches: è 4-2-3-1. E proprio mentre il nuovo entrato tenta un colpo di testa non riuscendo però ad imprimervi potenza, ci si accorge che mancano soltanto 10 giri di lancette al triplice fischio. Ricapitolando brevemente: Rostov avanti per 3-2; Bayern tremendamente sconclusionato e frastornato; Ancelotti a metà tra la delusione e l’incredulità; ancora tre cambi per i russi, qualora volessero far passare il tempo; infine, elemento costante per tutta la partita, un Olimp-2 completamente in festa. Esce Kalachev, entra Terentyev, poi Alcantara fa venir i brividi a Dzhanaev e iniziano i 4 minuti di recupero. Daviliants concede gli onori di casa a Poloz (e qualche scampolo di partita per Ezatolahi), poi lentamente si arriva al 94′, non senza un ultimo sussulto regalato Erokhin, che dal limite costringe Ulreich a deviare in corner. Ed ecco che la festa ha potuto aver inizio, con la prima fondamentale vittoria degli uomini di Daniliants in Champions. Peraltro poi, firmata da tre giocatori imprescindibili per questa squadra come il regista, l’attaccante e la sgusciante seconda punta. Perchè dalle parti di Rostov sul Don, è ancora tanta al voglia di girare l’Europa…

Il tabellino:

Rostov (5-3-2): Dzhanaev; Kalachev (dall’87’ Terentyev), Mevlja, Granat, Navas, Kudryashov; Erokhin, Gatcan, Noboa; Azmoun (dall’82’ Grigoryev), Poloz (dal 90′ Ezatolahi). All.: Daniliants

Bayern Monaco (4-3-3): Ulreich; Rafinha, Boateng (dal 58′ Hummels), Badstuber, Bernat; Sanches (dal 73′ Muller), Lahm, Thiago; Douglas Costa, Lewandowski, Ribery. All.: Ancelotti

Reti: 35’ Costa (B), 44’ Azmoun (R), 50’ Poloz rig. (R), 52’ Bernat (B), 67’ Noboa (R).

Ammoniti: Granat (R), Boateng (B), Gatcan (R)

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About Matteo Albanese

Grandissimo fan del mitico Genoa, frequento il primo anno di Scienze della comunicazione a Savona e spero un giorno di trasformare questo mio hobby in una professione.

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