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Pazzo, pazzo, pazzo Genoa! Simeone affonda la Juve (3-1), per uno storico successo al Ferraris

Pazzo, pazzo, pazzo Genoa! Simeone affonda la Juve (3-1), per uno storico successo al Ferraris
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Una sola vittoria nelle ultime sette giornate per il Genoa, che arrivava a questa sfida casalinga reduce dal 3-1 di Roma in cui, oltre al sonoro risultato, a preoccupare è stata la mancanza di personalità di una squadra praticamente mai entrata in campo. Dall’altra parte del ring, la Juventus schiacciasassi reduce dal turno infrasettimanale di Champions in cui è riuscito il blitz al Ramon Sanchez Pizjuan, in casa del Siviglia. Insomma, sulla carta non c’è storia, non c’è confronto, non c’è alternativa al “2” sulla schedina. Eppure, un campo storicamente sfavorevole ai bianconeri. Eppure, un Grifone affamato di punti e di voglia di far bene in casa, nel fortino di Marassi. Eppure, i vari infortunati di Max Allegri, uno che in conferenza stampa nel prepartita ammoniva i suoi: “A Genova ci sarà da battagliare”. E poi Juric, un guerriero che in campo l’unico gol in carriera con la maglia rossoblù (111 presenze) lo mise a segno proprio contro la Vecchia Signora, in Serie B. Eppure, un Cholito che voleva sfruttare l’assenza di Pavoletti per mostrare alla piazza le sue qualità. Eppure, Perin che aveva dichiarato che “contro la Juve si cerca di dare qualcosa in più”(altro che scansarsi…). Eppure, l’assenza di Pavoletti, più pesante di quella di Dybala, come peraltro affermato da Juric, e oltre a Pavo, anche Orban e Veloso squalificati. Eppure, quella gioia in quel 2014 per quella magica rete di Antonini. Insomma, sarebbero tantissime le conclusioni da trarre dopo un Genoa-Juve 3-1. Intanto niente pizzicotti, questa volta tutto vero. Nei precedenti anni, solo la sfortuna (l’anno scorso autorete di Lamanna e Pogba) e i le giocate individuali (una punizione perfetta di Pirlo, dopo un calcio di rigore sbagliato da Calaiò) avevano stoppato il Genoa in casa: la Juve, in quel del Ferraris, ha sempre storicamente faticato. E poi, visto dal punto di vista genoano, quello contro la Juve è un pò un secondo derby…

“Non abbiamo fatto bene nelle ultime due partite, ma non credo che per queste due gare si possa dire che il Genoa non è più quello dei primi mesi. Contro la Juve devi giocare al massimo. Loro hanno tanti modi per fare gol e bisogna affrontarli con grande coraggio. Se li affronti per pareggiare finisci per perdere”. Leggendo le parole di Ivan Juric col senno del poi, si comprende alla perfezione lo spirito con cui il Genoa sia sceso in campo questo pomeriggio. Intanto, Munoz al posto dello squalificato Orban, Cofie idem per Veloso, e davanti senza Pavo c’è nuovamente spazio per Giovanni Simeone. Nella Juve,  tante defezioni a cui si aggiunge un Higuain a mezzo servizio e tenuto inizialmente in panchina: è 3-5-2 quello di Max Allegri, con Alves nel terzetto difensivo (sarà una pessima scelta) accanto a Bonucci e Benatia, Lichtsteiner e Sandro esterni con Marchisio in panca e dunque spazio a Hernanes nel mezzo, e infine Cuadrado accanto a Mandzukic. Inizialmente anche io, come tanti, pensavo al 4-3-3 visto a Siviglia, ma evidentemente Allegri ha deciso di stupire proponendo ad esempio Alves in un ruolo non suo (perchè non Rugani dal 1′, ad esempio?). Lo spiegherà ai microfoni di 90′ Minuto: contro un tridente mobile come quello rossoblù, credeva che la velocità dell’ex Barça potesse aiutare la squadra nel passaggio dell’azione da difensiva a offensiva. Non sarà così. Tutt’altro.

Davanti a 30mila tifosi in un Ferraris pieno e festante, fischia Mazzoleni: il Genoa parte subito ai mille all’ora, e dopo 4′ è già avanti. Su lancio di Laxalt, un errore di Bonucci apre le porte al contropiede di Rigoni, sospinto dal pubblico di casa e dalla consapevolezza che i pochi errori juventini vadano capitalizzati al massimo: il numero 30 entra in area e arma il destro, ma calcia addosso a Buffon, poi si crea una mischia, interviene Ocampos in tap-in ma Alex Sandro salva in extremis sulla linea. L’azione però continua e Simeone, dopo un iniziale conclusione murata dal portiere della nazionale, riesce finalmente a gonfiare la rete sotto la gradinata Nord. Terza rete in Serie A per il Cholito, ma mai prima d’ora una sua marcatura aveva avuto un tale peso specifico: lo capisce subito Gio, che festeggia aprendo le braccia come a voler raccogliere l’abbraccio degli aficionados di casa. Scottati dall’immediato svantaggio, i bianconeri accusano il colpo e non riescono a creare manovre ragionate: i rossoblù pressano tantissimo, continuano ad attaccare a testa bassa e mostrano un’intensità incredibile. Che dire, la tela che il ragno Juric aveva provveduto a tessere stava imbrigliando alla perfezione gli avversari. Dietro poi, Benatia e compagni ballano da paura, e alla seconda chance è raddoppio: è il 14′, Lazovic disorienta Alex Sandro e crossa in mezzo un pallone al bacio su cui interviene di testa di nuovo il Cholito. Buffon sfiora, la palla entra in porta, la Nord non crede ai suoi occhi. Due a zero, nemmeno un quarto d’ora, una partita semplicemente perfetta contro i campioni d’Italia. Che nemmeno nelle poche occasioni in cui si spingono avanti riescono a concludere qualcosa: prevedibili, scioccati, colpiti a freddo. Juric, dal canto suo, continua a dare indicazioni ai suoi: il Ferraris diventa una bolgia. Lazovic pare imprendibile, ogni ripartenza avversaria non sortisce alcun effetto: come se Burdisso e compagni corressero il doppio dei rivali. Il vedere il nemico quasi k.o. non sembra incutere pena al pugile rossoblù, che continua imperterrito a sferrare colpi. Non pago del doppio vantaggio, il Grifone continua a spingere, evidentemente eccitato dalla direzione che stava prendendo il match. Al 23′, Laxalt crossa, Rigoni in area anticipa sia Benatia che Sandro ma conclude di poco alto sulla traversa: ghiottissima chance per il Genoa, nessun segnale dalla Juve. Viene ammonito Rincon, poi Cuadrado viene chiuso da Izzo. Juric comprende e chiede ai suoi di cominciare a conservare le energie, e dopo pochissimo arriva il 3-0 (28′): calcio d’angolo dalla destra, il pallone arriva a Rigoni che però trova la traversa interna,  poi Alex Sandro lo spinge oltre la linea prima che un indemoniato Simeone lo scaraventi di potenza in rete. A festeggiare è Luca Rigoni, le immagini però assegneranno l’autorete al terzino brasiliano. Clamoroso: era da 12 anni che la Juve non prendeva tre gol nel primo tempo. Come se non bastasse, si fa male Bonucci che chiede il cambio: un incredulo Allegri inserisce Rugani. Non si placano le folate dei padroni di casa, ma nel finale del tempo (41′) è la Juve a protestare: contatto in area genoana tra Mandzukic e Ocampos, forse ci sarebbero gli estremi per il calcio di rigore ma Mazzoleni fa proseguire. E dopo tre minuti di recupero in cui gli ospiti alzano il baricentro, squadre negli spogliatoi.

Quella rientrata dal ventre del Luigi Ferraris pare subito una Juventus diversa: più volenterosa, certamente ferita nell’orgoglio, che mette paura al Genoa come quando Pjanic non trova la porta di poco (48′). Al 51′ di nuovo Mandzukic cade in area di rigore rossoblù dopo un presunto corpo a corpo con Burdisso, ma questa volta non c’è assolutamente nulla e Mazzoleni non ha dubbi nel far proseguire il gioco. Del resto, anche il Genoa pare esser tornato in campo con un piglio differente: se quello della prima frazione era stato un ribollente gruppo di infaticabili corridori, quello di questi secondi 45′ pare più saggio, intento a gestire il triplo vantaggio con l’unico proposito di portare a casa i tre punti non concedendo alla Vecchia Signora la possibilità di tornare in partita. E lo si vedrà: d’ora in poi sarà praticamente solo la Juve a rendersi (poche volte però, a dir il vero) pericolosa. Come al 53′, con una girata di Khedira: ottima la coordinazione, ma palla a lato con Peri a fare ottima guardia sul suo palo. Allegri toglie Lichtsteiner per Higuain, aumentando sensibilmente la trazione offensiva della sua formazione, e l’argentino si presenta subito con la voglia di spaccare il mondo. Tuttavia è ancora Genoa, che difende ordinatamente senza soffrire troppo per poi affidarsi alla velocità dei tre davanti al fine di pungere in contropiede: al 58′ un errore di Hernanes fornisce il lasciapassare a Cofie, dunque palla in profondità per Simeone che davanti a Buffon prova a fargli passare la sfera tra le gambe non riuscendoci per poco. I ritmi si allungano, le squadre non creano sostanziali occasioni e dunque il cronometro scorre a favore degli uomini di Juric. Al 67′ fuori Lazovic (e fa effetto sentire lo scroscio di applausi riversatisi al momento della sua uscita dal campo) per il fresco Edenilson, poi poco dopo l’ex Sturaro rileva Khedira. Al 73′ scontro tra Ocampos e Dani Alves, il brasiliano ha la peggio e non è in grado di proseguire. Juve in 10 (terminati i cambi), ma che paradossalmente ha cominciato ad offendere più di quanto fatto nella precedente porzione di gara. Il gioco si innervosisce, Cuadrado entra violentemente su Laxalt e si becca un giallo con tanti fischi del Ferraris e la sensazione che anche il rosso non sarebbe stato eccessivo. La stanchezza sembra incanalare il match verso un 3-0, ma all’81’ Cofie commette fallo su Mandzukic dai 25 metri: la mattonella è perfetta per lo specialista Pjanic che dipinge una traiettoria fantastica per il gol della bandiera. Non passano nemmeno 5 minuti che Sturaro, al limite dell’area, non trova la porta. Juric comprende il momento e si copre con un doppio cambio: out Rigoni e Ocampos, dentro Gakpè e Biraschi, all’esordio. Si tiene alto il pallone, si conquista un calcio d’angolo, Sturaro e Biraschi bagnano il loro ingresso in campo con un’ammonizione a testa. Alla fine dei cinque minuti di recupero, Mazzoleni dà il via alla festa. Il boato del Ferraris accompagna il triplice fischio, la Nord è un tripudio di bandiere rossoblù, si canta e si festeggia ad oltranza. La squadra in posa per la foto, poi tutti a concedersi il meritato abbraccio del “dodicesimo uomo in campo”. A correre sotto la curva, con l’obbligo di godersi ogni singolo passo, ogni singolo respiro prima della ola. Perchè, in fondo, tutti i tifosi genoani avrebbero voluto un finale così. Ma in pochi avrebbero comunque razionalmente sperato di poterlo vedere. E, certamente, in ancor meno lo avrebbero scritto nel copione, al termine di una partita tale. Ma è il bello del calcio, e oggi il Genoa ha soverchiato i pronostici. E’ tutto dal Ferraris, ribadisco il finale da Genova. Genoa batte Juventus, 3-1…

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About Matteo Albanese

Grandissimo fan del mitico Genoa, frequento il primo anno di Scienze della comunicazione a Savona e spero un giorno di trasformare questo mio hobby in una professione.

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