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Poker a Parigi! Il Psg stende il Barça (4-0), ora al Camp Nou sarà durissima

Poker a Parigi! Il Psg stende il Barça (4-0), ora al Camp Nou sarà durissima
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Da ieri, l’hasthag #fire ha cominciato ad impazzare sulla pagina Facebook del Psg. Fire, così come il post in cui il club parigino ha invitato i propri tifosi ad “afficher votre soutien au Paris Saint-Germain en enflammant votre photo de profil Facebook ! #Fire ! 🔥”. Fire, dunque fuoco. L’atmosfera è stata caliente, ieri, al Parco dei Principi. Fuoco, come quello del calore di una serata di Champions League. Fuoco, quello in cui il Barça è stato prima scottato, poi cotto a puntino. Una fiamma inestinguibile, come l’ardere divampante di ogni singolo settore dello stadio. Infuocato, è stato l’animo dell’ex sevillista Emery, uno che con la passione ha acquisito quella mentalidad ganadora che lo ha portato prima a Torino, poi a Varsavia, infine a Basilea. E siccome ieri era pure San Valentino, ecco la dimostrazione di quanto l’amore calcistico verso la propria squadra possa condurre a tutto. Compreso vincere per 4-0 contro il Barça dei marziani.

“Ici c’est Paris. Ensemble nous sommes invincibles”. Quando le squadre sono uscite dal tunnel, ieri, la tifoseria di casa aveva già “accolto” i catalani con questa dichiarazione di guerra. Una minaccia, evidentemente dettata dal timore verso una squadra costruita per vincere. Al cospetto di Emery si trovava una sfilza di individualità impressionante, Msn a parte. Ed è dunque lecito che per esorcizzare la paura, anche alla luce dei precedenti decisamente poco favorevoli ai parigini, un immenso muro rossoblù si sia eretto tutt’intorno al manto erboso intento quantomeno a far sentire la propria presenza. Un bellissimo post sul sito del Paris (http://www.psg.fr/en/News/003001/Article/79125/This-win-is-yours-as-well) parla di quello che ho brevemente accennato. E’ emozionante. Così come lo striscione “Jouez comme des guerriers, vos soldats sont derriere vous”. Brividi lungo la schiena, anche a San Valentino. Ma entrano in campo i 22. A leggere i nomi, è immediato rendersi conto di come non sia un semplice ottavo di Champions:4-3-3 per Emery, a tratti 4-2-3-1 con Matuidi ad inserirsi, spesso e volentieri, tra le linee. Sugli esterni, non Lucas bensì Di Maria e Draxler, in difesa spazio all’esordiente Kimpembe vista l’indisponibilità di Thiago Silva. Barça con un 4-3-3 classico: Msn davanti ed André Gomes in mezzo, dopo aver vinto il ballottaggio con Rakitic.

Si parte, fischia Marciniak, e sin dai primi minuti l’asmosfera è surreale. Il Barça sembra un alieno catapultato sulla terra, il Psg si mostra sin da subito concreto e pragmatico, pressando alto e cercando di chiudere ogni spazio. Non passano nemmeno 180 secondi che Rabiot “battezza” Neymar con un fallo che gli costa l’ammonizione: se il buongiorno si vede dal mattino, sarà una radiosa giornata per il centrocampista francese. Ho già detto di come Matuidi ami particolarmente inserirsi, e solo un’uscita “alla Neuer” del connazionale Ter Stegen evita il peggio: non ci sarà tregua, preparatevi a 90′ di grandissima personalità dei padroni di casa. Di Maria comincia a carburare coi minuti, ne passano 6 dall’inizio della gara ed ecco il Fideo convergere e servire Cavani che potrebbe concludere al volo, non lo fa, perde l’attimo, poi tenta lo stesso di tirare in mezzo ad una selva di gambe blaugrana, ribatte Sergi Roberto, sul pallone si fionda Draxler che però apre troppo l’interno e la sfera finisce fuori dallo specchio. Minuto 11: sfonda per vie centrali la formazione di Unai Emery, con Matuidi che entra in area e pur sbilanciato conclude trovando l’opposizione di Ter Stegen, poi sulla respinta arriva Rabiot che spara centralmente “telefonando” all’ex Gladbach. Neymar, siccome in campo si era visto poco, sceglie di attirare gli occhi del pubblico inginocchiandosi per legarsi le stringhe degli scarpini, per quello che poi invece si rivelerà un pestone. E’ il preludio ad un capovolgimento di fronte che il Psg condurrà in maniera egregia: si invola Julian Draxler, palla al piede, poi al limite dell’area viene agganciato fallosamente da Umtiti. La mattonella è quella di Ángel Di Maria, la posizione invitantissima, il piede del Fideo caldissimo, e quello che viene fuori dai 18 metri circa è un tiro che passa nell’unico pertugio lasciato libero dalla barriera blaugrana, precisamente tra Gomes e Suarez. Magia pura, il Parc des Princes si esalta vedendo Ter Stegen abbozzare un tentativo di tuffo ma non portarlo a termine una volta compresa la sorte di quel pallone. Finire in fondo al sacco (18′). E’ un lampo: Di Maria, che ieri ha festeggiato i 29 anni, corre sotto la curva, la sua curva, e siccome siamo a S.Valentino (anche se esulta così normalmente) unisce le mani a mo’ di cuore lasciandosi accarezzare dall’affetto del suo tifo. Da qui fino alla fine, sarà un bellissimo crescendo: forse memore del suo (vincente) passato madrileno, l’ex Benfica veste i panni del rifinitore, ma il collega Cavani conclude centralmente per la felicità di Ter Stegen. Il Barça è colpito, non ancora affondato, ma si vede chiaramente che non è la solita squadra: il giropalla, che in altri tempi e altre occasioni sarebbe letale ed asfissiante, oggi pare totalmente fine a sé stesso, Messi sembra in giornata no e gli altri due del trio là davanti combinano ben poco. Solo Neymar trova ogni tanto qualche giocata delle sue, ad esempio al 28′ quando parte in velocità, supera un paio di manichini in maglia blu, poi vede il taglio di Gomes sulla destra da dove Kurzawa era andato a convergere al centro, servizio preciso al portoghese che però viene chiuso da Trapp con palla che schizza sull’esterno della rete. E’ strano come il centrocampo catalano, vero e proprio centro della rivoluzione Messicentrica di Guardiola (Champions vinte nel 2009, e 2011, ricordo), sia stano ieri annichilito dalla supremazia di due ragazzini come Rabiot e Verratti (pure lui autore di una prova sontuosa: al 33′ l’ennesimo intervento di Gomes è valso il giallo all’ex Valencia, che ieri non è riuscito a prendere alcuna contromisura). Contromisure che prende invece Thomas Meunier sulla destra, dove Neymar col tempo perde progressivamente la possibilità di perseguire impunito nelle sue scorribande. Il finale del primo tempo è a matrice parigina: Draxler mostra di esser particolarmente ispirato quando va via a Sergi Roberto e sfida Ter Stegen alla respinta d’istinto sul primo palo (34′), poi sul corner che ne è scaturito c’è un batti-e-ribatti che ha seriamente preoccupato Luis Enrique e soci, specie quando Matuidi non ha impresso forza alla deviazione, permettendo al numero 1 del Barça di afferrare la sfera tirando un bel sospiro di sollievo. Il Barçellona è complessivamente bellissimo nel suo possesso ma assolutamente con la testa altrove: è la rabbia del Psg a farla da padrone, specie nella zona di metà campo dove la mancanza di incisività catalana è assai sorprendente. E quando Messi decide di perdere il secondo pallone sanguinoso della sua serata (40′) sull’attacco rabbioso di Rabiot (perdonate il gioco di parole), il Parc Des Princes si infiamma: Verratti prende palla, la serve a Draxler sulla destra e il tedesco senza pensarci troppo trova il diagonale perfetto per infilare l’angolo opposto e battezzare così anche il suo esordio in Champions con la nuova maglia (arrivato a gennaio per la modica cifra di 45 milioncini, è subito andato a segno sia in Ligue 1 che in Coppa di Francia, dunque mancava solo la serata di gala contro il Barça a completare il trio). Due a zero e Parigi in visibilio. Quando Marciniak fischia, il popolo del Psg s’infiamma. Quasi non ci crede, probabilmente qualcuno avrà ringraziato il momento in cui, sebbene fosse S. Valentino, aveva deciso di dar buca alla sua lei. In fondo, Paris è la città dell’amour.

Ma si riparte, perchè ci sono ancora 45′ da giocare. Ora, io non so cosa abbia detto Luis Enrique ai suoi nell’intervallo, ma certamente mi sento in grado di affermare che non sia stato per nulla efficace. E’ inutile, quando sei in giornata no, c’è ben poco da fare, al massimo limitare i danni. E purtroppo per lui, non sarà così. E lo si vede già al 47′, quando il Psg dà prova al mondo di voler sferrare il colpo di grazia sul nemico ferito. C’est la Champions, dunque niente smancerie. E’ San Valentino, niente regali (al Barça). Prima Rabiot col sinistro (47′), poi Cavani in elevazione (49′) provano ad aumentare il vantaggio: e dopo l’ennesimo recupero palla di Rabiot ai danni stavolta di Busquets, sarà Di Maria a festeggiare nuovamente il suo compleanno con la rete del tris (55′). Dal lato sinistro difensivo parigino, un recupero palla innesca Draxler, che accende la miccia, la passa per un secondo a Matuidi prima che se ne liberi a favore del Fideo, al quale è toccato l’ingrato compito di detonare l’ordigno. In sequenza, dribbing, finta e sinistro a giro dal limite. Tutto in un secondo. Il resto è una traiettoria che disegna un arcobaleno sul quale Ter Stegen si allunga in ogni modo ma non riesce neppur a sfiorare con la punta di un dito. Magia pura a Parigi, ancora una volta la firma di Ángel da Rosario. Dominio casalingo: nuovamente in avanti la squadra di Emery, c’è Kurzawa che scodella dentro dove Cavani per un millisecondo non aggancia un traversone che si spegne ingloriosamente sul fondo. Arrivano i primi cambi: la rifinitura, il dettaglio al quadro capolavoro già ampiamente ultimato da Emery (standing ovation per Di Maria e spazio a Lucas) e la mossa della disperazione per Luis Enrique, tentando di salvare il salvabile di un match ampiamente compromesso (il “mascherato” Rafinha al posto di André Gomes). Ma è la difesa, blaugrana ça va sans dire, il reparto fallato: Rabiot orchestra un contropiede poi sbaglia del tutto il cross forse per troppa sicurezza, forse per stanchezza, probabilmente per lasciarmi la chance di criticare qualcosa dei suoi magistrali 90′. Rabiot che poco dopo perde il suo scudiero, Verratti, uscito dal campo probabilmente per crampi, a favore di Nunku. Ma non cambia la sostanza: e quando Meunier si vendica su Neymar con un doppio tocco a far palpitare il cuore del tifo parigino, si capisce già che quell’azione sarebbe stata destinata ad finale glorioso. E’ quello che puntualmente accade in seguito alla progressione del belga, che ad un certo punto ha l’intuizione di lanciare centralmente per l’inserimento di Cavani; è quello che si concretizza col Matador, che buca Ter Stegen sul suo palo dando il la alla festa (71′). E già che ho parlato di feste, anche Edinson ieri ha compiuto gli anni, 30. Quale modo migliore di festeggiare se non correre, impazzito, dall’altra parte del campo dove si trovava la sua curva, a festeggiare il sigillo su un 4-0 ai danni del Barça?

Voglio ora dedicare un paragrafo a parte ai successivi minuti. Immaginatevi voi, tifosissimi del Psg, in un S. Valentino temuto da tempo (in fondo, il Barça è il Barça, da qui non si scappa), intenti a vedere la vostra squadra giocarsi le possibilità di approdare ai quarti. 1-0, poi 2-0, ecco il 3-0, si arriva al 4-0. Delirio, apoteosi, incredulità, #fire. E comunque, si gioca ancora. Il Psg è un corridore esausto, mentalmente e fisicamente, dopo un match fatto di concentrazione sempre al massimo e corsa continua. Allo stesso tempo, le energie non mancano: sospinto dal Parc Des Princes, è un piacevolissimo scorrere di secondi che vanno vissuti nella loro pienezza. E’ un momento storico: hanno fallito per anni, ora la sorte aveva in programma la rivincita. I conti andavano regolati. Esce Iniesta, entra Rakitic, cambia zero. Rafinha mostra appieno il nervosismo della sua squadra e si becca un giallo, poi Neymar al 79′ si accentra e conclude a giro verso Trapp ma la sfera si impenna, e con essa anche ogni tentativo di rimonta del Barça. Passano i minuti, tra cori, sciarpate, festeggiamenti e delirio, parallelamente all’espressione di Luis Enrique che diventa sempre più gelata. Al minuto 82′ Rabiot si concede il lusso di andar via agevolmente a Rakitic, polverizzando la differenza di minutaggio tra il francese e l’appena entrato croato. E il Parc des Princes non ce la fa più a trattenersi e si lascia andare in un’ola liberatoria. Da segnalare che il recupero palla precedente era stato effettuato da Kimpembe, all’esordio in Champions, al fianco di Marquinhos, con l’eredità di Thiago Silva sulle giovanissime spalle, chiamato al battesimo di fuoco (#fire) contro il Barça. Barça che talvolta fa pure tenerezza, come al minuto 84 quando dopo la battuta di un corner, qualcuno svetta e prolunga per Umtiti a poche manciate di centimetri dal palo: volete mica che con tutta l’ampiezza dello specchio, il difensore ex Lione centrassse il palo? Ma non scherziamo. E infatti sì. Non è serata. Neymar non ci sta, però, e ci prova ma Marquinhos e Meunier oggi confermano la loro grande performance con un’altra efficace chiusura. Emery concede spazio a Pastore, uno che nel 2013 aveva segnato al Barça, per regalare a Draxler il tributo del Parco dei Principi (86′), poi si arriva tranquillamente alla fine. Lucas si concede qualche numero, Rabiot ferma con le cattive Neymar, che si incarica della punizione ma calcia alle stelle sopra Rue du Commandant Guilbaud. In quattro minuti di extratime, concessi da Marciniak direi solo ed esclusivamente per allungare il godimento di Parigi, avviene solo la solita chiusura provvidenziale di Meunier su Neymar, come ogni qual volta il brasiliano ha toccato palla, questa sera. Trionfo su tutta la linea per il Psg, ora il ritorno al Camp Nou fa decisamente meno paura. Per il Barça, del quale si vocifera la fine del progetto Luis Enrique, invece sarà durissima. Non impossibile, di più.

Ecco di seguito il tabellino della gara:

Psg (4-3-3): Trapp; Meunier, Marquinhos, Kimpembe, Kurzawa; Verratti (24′ st Nkunku), Rabiot, Matuidi; Di Maria (16′ st Lucas), Cavani, Draxler (41′ st Pastore). A disp.: Areola, Aurier, Maxwell, Pastore, Ben Arfa. All.: Emery

Barcellona (4-3-3): Ter Stegen; Sergi Roberto, Piqué, Umtiti, Alba; André Gomes (13′ st Rafinha), Busquets, Iniesta (27′ st Rakitic); Messi, Suarez, Neymar. A disp.: Cillessen, Digne, Mathieu, Denis Suarez, Alcacer. All.: Luis Enrique

Arbitro: Marciniak (Polonia)

Marcatori: 18′ e 10′ st Di Maria (P), 40′ Draxler (P), 26′ st Cavani (P)

Ammoniti: Rabiot (P), André Gomes, Busquets, Rafinha (B)

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About Matteo Albanese

Grandissimo fan del mitico Genoa, frequento il primo anno di Scienze della comunicazione a Savona e spero un giorno di trasformare questo mio hobby in una professione.

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