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Mondiali Russia 2018: Neymar, Messi e la Spagna a caccia della Germania

Mondiali Russia 2018: Neymar, Messi e la Spagna a caccia della Germania
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L’ultima volta che la Coppa del Mondo ha visto un vincitore ripetersi nell’edizione successiva è stato nel 1962. Il Brasile bissa il successo del 1958 e diventa la seconda nazionale a farlo dopo l’Italia nel 1934 e 1938.

Vincere una competizione come i Mondiali significa passare attraverso rivali quantomeno all’altezza o superiori, insidie ben celate dietro squadre avare di qualità ma ricche di spirito ed emergere da una struttura a eliminazione diretta unica e spietata al tempo stesso. Passa chi vince ma la componente aleatoria in 90′ o 120′ incide eccome. Per questo confermarsi in epoca moderna è ancora più complesso.

Nei panni dei verdeoro chiamati al bis consecutivo all’inizio degli anni ’60, cinquantasei anni dopo c’è la Germania. Una nazionale, forse oggi ancor più che nel 2014, all’apice di un movimento che incanta per lungimiranza e applicazione. Difficile trovare un gruppo più profondo nella varietà di scelta, e con un pacchetto fatto di cultura della vittoria, solidità e talento come quello che possono offrire i tedeschi in Russia. In quattro anni le dinamiche e i valori di un gruppo cambiano in meglio o in peggio con rapidità; ma, al netto delle rivali, serve coraggio per non considerare i tedeschi favoriti.
Tutto ciò che sappiamo sulle squadre del Mondiale risiede nel passato. Forte tanto quanto nel 2014, anche quest’anno la squadra da battere è la Germania.

Il Brasile non lega semplicemente il suo nome alla nazionale di Löw per essere l’ultimo bi-campione mondiale. C’è tanto di più. E molto più recente. Quel 7-1 subìto in casa, contro i tedeschi, nella semifinale più cruenta a livello di punteggio che si ricordi. Uno sfregio che ogni brasiliano non dimenticherà mai.
La storia però sa ripetersi o quantomeno offrire nuove chance; ecco allora che oltre al Brasile di ieri esiste anche il Brasile di oggi. Una versione migliore di quella di quattro anni fa, giunta a maturazione negli uomini d’attacco e affidabile a centrocampo. Non era scontato ritrovare i pentacampioni più quadrati e pronti ma il dominio nelle qualificazioni spinge a considerarli senza timori come primi rivali della Germania. E’ il Mondiale di Neymar, motivato come non mai.

Tra chi può considerarsi in corsa per vincere ci sono anche Spagna e Argentina, per motivi diversi. Molto più concreti e sostenuti dai fatti quelli degli iberici; validi pure quelli degli argentini ma facilmente, troppo forse, riconducibili alla figura di Messi.
Lopetegui succede al “fine ciclo” di Del Bosque, coinciso con la chiusura dell’esperienza in nazionale di Xavi, Xabi Alonso e recentemente di Fabregas, non certo per un vuoto di alternative o talento nella Roja. Con l’enorme qualità diffusa e la saggezza dei grandi vecchi Ramos, Piqué, Silva e Iniesta (all’ultima Coppa del Mondo) le Furie Rosse si presentano a fari più spenti del dovuto e già pronti alla rinascita dopo il naufragio del 2014.
Delle big l’Albiceleste è la più difficile da mettere a fuoco. Detto che Messi girerà al suo meglio, devono però incastrarsi i pezzi intorno a lui: qui si nasconde (nemmeno troppo) il vero guaio. Altrimenti, anche la grandezza del più grande di tutti non basterà. Ancora.

Dici Mondiale e dici talento; chi ne ha in quantità è di certo la Francia. Un concentrato di estro e qualità atletiche (corsa più fisicità in tanti uomini chiave) senza eguali tra le europee.
Fra i Bleus abitano dei dubbi di natura tattica: a un attacco micidiale in ripartenza si alternano balbettii a difesa schierata. Ci sono ottime chance di vederli in zona semifinale anche se le scelte di formazione del ct Deschamps, insidiato in panchina da Zidane, spinto dai media, potranno rivelarsi decisive.

Divertenti e migliorate teoricamente rispetto all’ultimo Europeo il Belgio e l’Inghilterra, ma probabilmente non ancora pronte per vincere un torneo che richiede maturità da vendere. Possono essere, con il Portogallo campione continentale e rinnovato in zona offensiva, spine nel fianco per chi il Mondiale può vincerlo. Nessuna difesa vuol giocarsi una gara secca contro Cristiano Ronaldo.

Ci sarà poi tempo e spazio per le classiche sorprese che segnano la fase a gironi o i primi turni ad eliminazione. Si può pescare senza timori fra Senegal ed Egitto, Islanda o Perù: meravigliose storie di football a varie latitudini.
Per le sempre seducenti Colombia, Uruguay (mai da sottovalutare) e Croazia, talentuosa ma poco disciplinata, e per chi bussa da un po’ alle porte del calcio di vertice con l’ambizione di dire la sua come la Polonia.

Il 21° Campionato del Mondo sta per cominciare. Buon divertimento.

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